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Volley, Prima Divisione femminile: “remontada" vittoriosa del Davoli a Tiriolo

volley davoliTIRIOLO – Successo pesantissimo in chiave play-off per la Pallavolo Davoli, che espugna la Palestra Polifunzionale di Tiriolo sconfiggendo la Tideco sul punteggio di 2-3, al termine di una partita tiratissima tra i due sestetti. Sfida dai due volti quella andata in scena a Tiriolo; le ragazze di coach Lentini, infatti, partono contratte, ed escono malconce dal primo set, conquistato da Elisa Nero e compagne, per 25-19. Quello che più colpisce è stata l’opaca prestazione offerta nel primo parziale dalle “azzurre” davolesi, che ha mandato su tutte le furie il trainer davolese, ancora più deluso da quanto visto nel secondo set, dove ancora una volta Angela Ranieri e socie sono state, loro malgrado, protagoniste in negativo, con azioni d’attacco inconcludenti, e gli ormai ben noti errori difensivi, che hanno di fatto consentito alle padrone di casa allenate da Mazza di portarsi sul 2-0, ipotecando, quasi, un facile successo. Come per incanto, però, a partire dal terzo set si è vista un’altra partita, e il Davoli dei precedenti giochi sembra essere sparito, per far posto ad un’altra squadra, più orgogliosa e determinata di prima che, guidata dall’opposto Mara Ranieri, autrice dei punti decisivi, accorcia le distanze facendo proprio il parziale, ottenuto sul risultato di 21-25, che rimette quindi tutto in discussione. Nel quarto set ottime le cose fatte vedere dalle “Lentini girls”, soprattutto con l’altro opposto, Anna Gidari. Frazione contesa che alla fine premia le ospiti, pervenute ad un ‘impensabile pareggio per quanto mostrato nei primi due set. La partita, a questo punto, viene decisa dal tie-break, stravinto dal Davoli, con il centrale Antonella Martino, scatenata nel realizzare i punti utili alla vittoria finale, giunta sull’8-15. Davoli che consolida così la seconda piazza alle spalle dell’Atlas Lamezia, e si prepara a ricaricare le pile, visto il turno di riposo da osservare nella prossima giornata, prima di sfidare proprio la capolista, tra due settimane, nella propria “tana”, per un match che dirà moltissimo sull’intera economia del campionato.

Francesco Gioffrè

 

TIDECO VOLLEY TIRIOLO  2

ASD PALLAVOLO DAVOLI  3

 

(25-19 ; 25-16 ; 21-25 ; 22-25 ; 8-15)

TIDECO VOLLEY TIRIOLO: Aiello, Astorino, Bevacqua, Desio, Lodari, Nero E., Nero I., Paone F., Paone M., Sirianni, Talamo. All. Mazza.

ASD PALLAVOLO DAVOLI: Catalogna, Chiaravalloti, Daniele, Gidari, Martino, Mongiardo M., Nisticò, Ranieri A., Ranieri M. All. Lentini.

 

ARBITRO: Antonio Mazza di Gimigliano.

 

 

 

Risultati 12.giornata (riposa Ludens Catanzaro):

 

ASD FER,PI,PIANOPOLI - ATLAS TECAGAS LAMEZIA TERME     1 - 3

TIDECO VOLLEY TIRIOLO - ASD PALLAVOLO DAVOLI              2 - 3

CENTRO SPORTIVO GIOV.LE CZ LIDO - PALL.CROTONE            3 - 0

H.CARDEL DECOLLATURA - INTERNAT.POWER GIRIFALCO       3 - 2

 

 

Classifica (*= 1 partita in meno):

 

1.ATLAS TECAGAS LAMEZIA TERME

29

2.ASD PALLAVOLO DAVOLI

25

3.CENTRO SPORTIVO GIOVANILE CZ LIDO

23

4.LUDENS CATANZARO

22

5.TIDECO VOLLEY TIRIOLO

17

6.PALLAVOLO CROTONE

8

7. INTERNATIONAL POWER GIRIFALCO *

7

8.ASD FER.PI PIANOPOLI VOLLEY

7

9.HOTEL CARDEL DECOLLATURA

3

 

 

 

La Calabria ricorda Rocco Gatto. Il mugnaio che sfidò la ndragheta

La Calabria ricorda Rocco Gatto. Il mugnaio che sfidò la ndragheta - 5.0 su 5 basato su 2 voti

Rocco Gatto, il mugnaio che sfidò la ‘ndrangheta.
Furono tempi in cui si incrociarono storie uniche, vite poco conosciute, di uomini di valore.
Proprio quando i riflettori erano spenti e si pagava in prima persona ogni cenno di resistenza alla mafia.
Uomini non ricordati abbastanza. Esempi la cui memoria risulta sbiadita.
Era il 1977, l’Italia degli anni di piombo. Si sparava a Roma come in Calabria. Il 12 marzo, a Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria, in un agguato di stampo mafioso, cadeva, colpito da scariche di lupara, Rocco Gatto. Un uomo onesto, un mugnaio che non si volle piegare alle intimidazioni della mafia. I picciotti gli avevano imposto di pagare la mazzetta e lui denunciò ai carabinieri quel che aveva visto e quel che sapeva.
Erano gli anni del sogno industriale, del pacchetto Colombo, varato dopo la Rivolta del ‘70 per Reggio capoluogo. Nella Piana di Gioia Tauro, terra d’aranci, si sarebbe dovuto realizzare il quinto centro siderurgico. A Saline Joniche, terra di bergamotti, si lavorava per costruire gli stabilimenti della Liquichimica. Due impianti fantasma, miliardi di lire che finirono nelle casse della mafia. Era l’epoca in cui si assisteva alla metamorfosi delle ‘ndrine: da mafia agropastorale in multinazionale della droga, con l’investimento dei soldi proventi dai profitti dei sequestri di persona, con il monopolio degli appalti pubblici e la scalata, diretta e indiretta, ai vertici della politica locale e nazionale. Un’era di dominio incontrastato che fece della ‘ndrangheta la prima potenza criminale in Europa e nel mondo.

Rocco Gatto, il mugnaio che sfidò la 'ndrangheta.
Rocco Gatto aveva sempre lavorato per dare un futuro alla famiglia. Nato nel 1926, era il primo di 15 figli. Aiutava il padre Pasquale in un mulino, a Gioiosa Jonica, nel cuore della Locride, e, nel 1964, ne divenne proprietario. Iniziarono, quindi, per lui le prime richieste estorsive formulate dalla cosca mafiosa padrona del paese. Rocco, uomo tutto d’un pezzo, aveva il carattere fiero del padre che, in tempi di fascismo, non aveva voluto indossare la camicia nera. Una famiglia di comunisti, di quelli che credevano nel mito sovietico, che non accettavano imposizioni, né dal padrone né dal capobastone. Rocco, generoso ma fiero, che per i fratelli si sarebbe tolto il pane di bocca, non abbassò la testa per elargire i suoi soldi ai boss. Provarono a piegarlo: furti ed incendi nel mulino, minacce alla sua persona; gli rubarono persino gli orologi da collezione, che riparava per passione. Dal 1974 la morsa dei clan si fece più stringente. Più volte capi e gregari della ‘ndrangheta si recarono al mulino per chiedere e pretendere. Anche delle cambiali, una firma per debiti di mafia.
In quel periodo, Rocco Gatto non era solo a lottare contro la ‘ndrangheta. Vi furono le battaglie delle gelsominaie, sulla fascia Jonica reggina, e le proteste dei braccianti, sulla Piana di Gioia Tauro. Furono tempi in cui si incrociarono storie uniche, vite poco conosciute, di uomini di valore. Proprio a Gioiosa ci fu uno sciopero cittadino contro la mafia, nel 1975, il primo in Italia. E fu il primo Comune a costituirsi parte civile in un processo contro le cosche mafiose.
A Gioiosa c’era don Natale Bianchi, un sacerdote del dissenso, in rottura con il clero ufficiale dopo lo scontro avuto con il prete di Africo, don Giovanni Stilo. Don Bianchi guidava una comunità di cristiani che si batteva per moralizzare la Chiesa, per emancipare l’essere umano, per contrastare la ‘ndrangheta. Natale Bianchi, originario del Nord–Est d’Italia, resterà a Gioiosa anche dopo la sospensione a divinis, quindi la “morte civile”, sanzionata dai suoi superiori.

Per la Locride passò un carabiniere di ferro, il capitano Gennaro Niglio.

Usava vecchi metodi, spesso faceva a pistolettate coi delinquenti e coi latitanti, ma la ‘ndrangheta la combatteva per davvero. E proprio un boss della ‘ndrangheta restò ucciso, il 6 novembre, in un conflitto a fuoco con i carabinieri. La sua cosca, che sospettava ad un’esecuzione, scatenò una reazione furibonda, impose il coprifuoco, finanche per dare un segnale alle altre “famiglie” della Locride. Domenica 7 novembre era giorno di mercato ed a Gioiosa arrivavano ambulanti e visitatori da tutta la provincia. I picciotti della ‘ndrangheta, armi in pugno, fermarono i commercianti alle porte del paese e li rispedirono a casa. Sancirono la chiusura dei negozi. Imposero il lutto cittadino in onore del capocosca ucciso.
Un vero incubo, ci furono pure momenti di forte tensione, e senza indugio l’ordine venne ristabilito dai militi, con in testa il capitano Niglio. Ma di parlare, di denunciare nessuno se la sentiva, non si aveva il coraggio per farlo. Tranne il mugnaio, che troppo aveva sopportato. Rocco raccontò i fatti e fece i nomi dei malavitosi ai carabinieri, confermandoli davanti ai Giudici di Locri. Comprendeva che la sua battaglia contro la ‘ndrangheta non era una lotta personale: stava compiendo il suo dovere di cittadino. Era, comunque, cosciente di infrangere una ferrea e vitale regola della mafia. Ma quel verbale lo firmò, pensava fosse giusto così.

Era il 12 marzo del 1977.

Lo aspettavano lungo la provinciale che portava a Roccella Jonica, sotto un ponticello. Rocco era alla guida del suo furgone per raccogliere i sacchi di grano da macinare. Con sé aveva il fucile da caccia, carico. Alle 6.30 scattò l’agguato. Tre colpi, in rapida successione, di lupara. Rocco rimase alla guida del mezzo, fermo poco più avanti, freddato e straziato da una pioggia di pallettoni che, all’istante, lo strapparono dalla vita. Morì per come aveva vissuto.
Il popolo di Gioiosa non stette a guardare, reagì, scese in piazza. Soprattutto i giovani gridarono la loro rabbia, come sempre avveniva in Calabria, proprio quando i riflettori erano spenti e si pagava in prima persona ogni cenno di resistenza alla mafia.
Da subito, Pasquale Gatto, il padre di Rocco, accusò la ‘ndrangheta. Alzò la voce per mesi, tanto che qualcuno aveva in mente di profanare la tomba di Rocco, proprio per lanciare un messaggio intimidatorio. Pasquale non aveva paura, continuava a chiedere giustizia. Lo fece anche di fronte al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto in Calabria nel 1982 per donare alla famiglia Gatto la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria di Rocco. Parole commoventi, tanto che il Capo dello Stato non osservò il cerimoniale e decise di abbracciare quel vecchio in lacrime. Pasquale portò avanti per tutta la vita la sua battaglia, anche dopo le condanne, che ritenne non adeguate. Andò in televisione, rilasciò interviste e commenti per affermare ai nemici della società che mai si sarebbe piegato al sopruso ed alla tracotanza mafiosa. Lo gridò fino al giorno del suo funerale che pareva una cerimonia contro la mafia.
L’omicidio di Rocco portò la ‘ndrangheta di Gioiosa Jonica alla sbarra, catalizzò l’attenzione nazionale, provocò arresti e condanne, risvegliò le coscienze. Una morte che il paese visse come un attacco diretto, che scatenò campagne di stampa e quant’altro. Rocco visse nel ricordo di tutta una comunità, e vivrà fino a quando quel patrimonio di valori e di ricordi non andrà disperso. Insieme a lui, tanti furono le vittime delle cosche, tutti sparsi nell’album dei morti ammazzati della Calabria. Uomini non ricordati abbastanza. Esempi la cui memoria risulta sbiadita. Come quel murales in piazza Vittorio Veneto, a Gioiosa, opera di coraggiosi giovani che, sfidando un gigante ignoto, con il loro sguardo limpido e sereno, avevano pur deciso di lanciare il proprio cuore oltre quell’ostacolo.
Per non scordare: un drappello tattico avanzato di pionieri dell’Antimafia calabrese sta lì, già dalla fine degli anni ‘70, a ricordare Rocco e gli altri scoloriti eroi che combatterono per il riscatto di questa terra e che di ‘ndrangheta morirono!

La Redazione

Fonte: mnews.it

Don Alfonso Alfano torna a Soverato in ricordo di Giorgio Gioviale

Don Alfonso Alfano torna a Soverato in ricordo di Giorgio Gioviale - 4.8 su 5 basato su 4 voti

DON ALFONSOSOVERATO - La Libera Università della Terza Età e del Tempo Libero ha organizzato per venerdì 16 marzo alle ore 18 presso l'Istituto Professionale Alberghiero di Soverato, la presentazione del libro "Il Figlio Prodigo torna a casa", opera di Don Alfonso Alfano, che ritorna per il piacere di tutti in visita nella città che lo ha ospitato per diversi anni. L'occasione sarà utile all'intera città per ricordare, a 25 anni dalla sua tragica e prematura scomparsa, il giovane Giorgio Gioviale. Sono trascorsi tanti anni ma il ricordo di questo ragazzo è sempre vivo in tutti noi. Giorgio grazie ala sua famiglia, ai suoi amici non ci ha mai abbandonato e per tale motivo insieme a Don Alfonso verrà tracciato un ricordo di quegli anni e di quello straordinario ragazzo con il quale avremmo voluto condividire tanti altri giorni. Sempre a proposito del ricordo di Giorgio Gioviale, domenica 18 alle ore 16, i suoi amici lo ricorderanno forse nel modo a lui più caro, con una partita di calcio che si svolgerà al campo Ippica "Nunzio Marino" di Soverato. Ritornando alla visita di Don Alfonso, alla presentazione interverranno il Presidente della Libera Università Terza Età Dott.Francesco Grisafi, Gerardo Pagano come relatore, la prof.ssa Marisa Gualtieri come coordinatrice della serata, Salvatore Frangipane e Ramona Calcagno per l'interpretazione e lettura di alcuni brani, Angelo Greco per le musiche e la Sig.ra Sina Pugliese Montebello per l'organizzazione. Don Alfonso ritorna a Soverato dopo la sua visita avvenuta nel mese di novembre scorso, in cui fu invitato dall'osservatorio Falcone-Borsellino per parlare di un altra sua opera "Sulle strade del cuore" ennesimo racconto, come tra l'altro è quello che apprezzeremo venerdì, della sua esperienza come prete tra i ragazzi, tra la gente a vivere i drammi e le gioie del quotidiano.

Corrado Corradini

Noi Soveratiamo

Scalzo tuona contro le "false promesse" di Scopelliti

salvatore scalzoRisponde subito a tono Salvatore Scalzo all'uscita del governatore Scopelliti sui fondi da erogare per la sistemazione dello stadio di Catanzaro: "Basta con la politica delle false promesse del centrodestra. Il solito ritornello. La solita inadeguata e patetica propaganda inopportuna di questo centrodestra".  "E' inammissibile - prosegue il candidato a sindaco del PD - che un presidente della Regione che dovrebbe preoccuparsi delle questioni assai gravi che lo riguardano e che bene farebbe a spiegarci a come portare la Regione fuori dalla crisi in cui l'ha trascinata, invece si presta, assieme a tutti gli esponenti del centrodestra catanzarese, al gioco delle promesse facili pre-elettorali". "Difatti - sostiene Scalzo - come in tutte le buone campagne elettorali che si rispettino nella città di Catanzaro non poteva mancare l'argomento strumentalizzato per eccellenza: il Catanzaro calcio. Quale argomento migliore per illudere e agguantare l'attenzione e il voto dei catanzaresi, toccando la città in uno dei suoi affetti più cari. Perché il presidente Scopelliti non parla di tutto quello che sta lentamente cancellando dal capoluogo di Regione, magari portandolo a Reggio? Perché non parla della sanità? Catanzaro rappresenta il principale polo sanitario della Regione, tuttavia, la Giunta Scopelliti decide di depotenziare oltre ogni limite e senza alcun criterio le nostre principali strutture ospedaliere, tagliando circa cento posti letto e lasciando intendere che chiuderà l'unità operativa di Cardiochirurgia, punto di riferimento non solo sanitario, ma anche universitario, per trasferirla indovinate dove? A Reggio Calabria. Perché il Governatore non spiega il motivo per il quale quasi tutti i vertici amministrativi della Regione sono reggini, con tutto il rispetto per la bella città dello Stretto, mentre le professionalità della nostra città sono messe tutte in secondo piano? Perché Scopelliti ai catanzaresi non parla di questo? Perché gli esponenti di centrodestra catanzaresi non spiegano tutto ciò ai cittadini? Forse hanno paura di rompere quegli equilibri senza i quali renderebbero le proprie poltrone troppo traballanti". "I catanzaresi - prosegue ancora Scalzo - sono stufi. Molto stufi. Non accetteranno più di essere trattati come spettatori da teatrino di strada. L'esperienza Traversa si è consumata da poco ed in modo assai eclatante, di cui forse ancora non conosciamo le reali ragioni. Un episodio così grave che ha determinato il fallimento di una intera classe dirigente di centrodestra. 'Finalmente' i catanzaresi lo hanno capito. Lo hanno compreso tutti, tranne proprio gli esponenti di centrodestra che continuano con le false promesse ed offendendo la dignità di un capoluogo di Regione, richiamando alla continuità di governo, dimenticando che l'ultimo governo cittadino, nonostante le probabili buone intenzioni di Michele Traversa, è stato il più breve ed il più fallimentare della storia catanzarese, privo di ogni virtù amministrativa, in piena linea con il governo regionale".

La Redazione

Taverniti risponde a Modaffari: " nessuna discriminazione ".

Taverniti risponde a Modaffari: " nessuna discriminazione ". - 5.0 su 5 basato su 2 voti

tavernitiSOVERATO - Nessuna discriminazione, è chiaro il primo cittadino Taverniti che commentà così la denuncia del capogruppo UDC Modaffari che lamentava il mancato invito ad una conferenza stampa in cui si rispondeva agli attacchi della minoranza. Pare infatti che i consiglieri presenti non fossero stati ufficialmente invitati ma che si fossero trovati per caso nell'aula in cui si è svolta la conferenza. Nessuna discriminazione quindi, spiega Taverniti e "sarebbe bastato che Modaffari chiedesse spiegazioni per avere risposte, senza sollevare un polverone per nulla."

La Redazione

Mercatino del venerdì: in arrivo un riordino

Mercatino del venerdì: in arrivo un riordino - 4.3 su 5 basato su 3 voti

Parola d'ordine disciplinare l'antico mercato del venerdì a Soverato. Sono chiare le intenzioni dell'amministrazione comunale che punterà a migliorare le condizioni igeniche ed organizzative del mercato. Gli amministratori soveratesi stanno lavorando ad un progetto che prevede l'introduzioni di servizi igenici nell'area mercatale, rispondendo ad un'esigenza che più volte è stata manifestata dagli utenti per un evento commerciale che riunisce centinaia di persone, per migliorare le fasi di pulizia finale dell'area e per disciplinare le tariffe per gli ambulanti adeguandole agli standard attuali. LA REDAZIONE

Mille studenti calabresi a Barcellona

Catanzaro-Mille ragazzi calabresi di 15 istituti secondari parteciperanno, dal 13 al 18 marzo, a Travel Game on board. Si tratta, e' scritto in una nota, ''di un progetto didattico all'insegna della cultura e dello spirito di squadra organizzato da Planet Multimedia e Grimaldi Lines''. I partecipanti, nel corso della navigazione per Barcellona, si cimenteranno con il gioco a quiz Il Cervellone personalizzato con domande relative a programmi scolastici e quesiti di cultura generale.LA REDAZIONE

Il comune e le scuole - Progetto 7 giorni a scuola

Il comune e le scuole - Progetto 7 giorni a scuola - 5.0 su 5 basato su 1 voto

comunesoveratoSOVERATO - La Giunta comunale ha deliberato l'organizzazione del progetto "7 giorni a scuola", iniziativa promossa dall'Assessorato alla cultura dell'ente soveratese, che si svolgerà in collaborazione con le scuole primarie, secondarie e secondarie di secondo grado del comune, del comprensorio e della regione Calabria. L'organo esecutivo comunale ha deciso di organizzare una serie di incontri, convegni e seminari con alunni e docenti, con sette diverse tappe con tema centrale i giochi e lo sport. All'interno del programma la presentazione del libro "Il giardino dei giochi creativi" di Claudio Procopio e del DVD "Ogni favola è un gioco", la giornata dedicata a "I greci d'occidente alle olimpiadi antiche" di Santino Mariano dell''ASP di Crotone, il convegno "Inclusione dei disabili attraverso lo sport", il progetto "Giocosport a scuola" con stage di minibasket, scherma e volley, il convegno "Alimentazione & sport" con il fine di informare e favorire la sana e corretta crescita del bambino in collaborazione con la LILT Regione Calabria e il convegno "Ritmo e movimento per l'apprendimento". Insomma una serie nutrita e corposa di manifestazioni che coinvolgeranno tutte le scuole e che, come scritto in delibera, non comporteranno aggravio di spesa per le casse comunali. Rimaniamo in attesa di ulteriori specifiche sulle date di svolgimento degli eventi e suula partecipazione delle scuole calabresi.

Corrado Corradini

Noi Soveratiamo

 

Rassegna Stampa 12/03/12

rassegna stampa

www.gazzettadelsud.it

Avevano in casa 2,5 chili di marijuana,arrestati 2 fratelli

Avevano dato vita ad una sorta di filiera corta della marijuana che andava dalla produzione allo smercio: due fratelli Giuseppe e Antonio Brugnano, di 46 e 43 anni, sono stati arrestati in flagranza di reato per detenzione a fini di spaccio dai carabinieri a Capocolonna. A seguito di una perquisizione, i militari hanno trovato nelle abitazioni dei due fratelli due chili e mezzo di marijuana piu' una sessantina di piantine, il tutto nascosto al primo piano della loro abitazione.

Indagato presidente Consiglio regionale, 'Chiariro' tutto'

Il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico (Udc), ha ricevuto un'informazione di garanzia in relazione alla nomina del suo vicecapo di gabinetto. A darne notizia, con una dichiarazione, e' stato lo stesso Talarico. ''Continuando ad avere, come sempre, piena fiducia nell'operato della magistratura - ha detto il presidente - forniro' tutti gli atti e la documentazione utile a dimostrare l'insussistenza dei fatti a me contestati''.


www.ilquotidianoweb.it

Inchiesta Fallara, concluse le indagini Coinvolto anche il presidente Scopelliti

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha emesso l’avviso di conclusione indagini nell’ambito dell’inchiesta sulle somme erogate all’ex dirigente dell’Ufficio finanze del Comune di Reggio, Orsola Fallara, suicidatasi nel dicembre del 2010, per la sua attività di componente della Commissione tributaria. L’avviso di conclusione indagini è stato notificato all’ex sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, attuale presidente della Regione, ed ai tre componenti del Collegio dei revisori dei conti del Comune, Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero Alessandro De Medici. Scopelliti è indagato per falso ideologico in atto pubblico ed abuso d’ufficio per le autoliquidazioni per circa 750 mila euro che avrebbe fatto Orsola Fallara per il suo incarico in Commissione tributaria. Scopelliti era stato interrogato il 20 dicembre scorso dai magistrati della Procura di Reggio fornendo la sua versione dei fatti.

L'ex capo della Dda di Reggio, Boemi candidato sindaco a Palmi

L'ex capo della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, ha accettato la candidatura a sindaco di Palmi propostagli dal centrosinistra. «Ho accettato la proposta di candidatura – ha detto Boemi, incontrando i giornalisti – per il grande legame che ho con questa città. Al momento è solo l’ufficializzazione della candidatura, mentre ancora non posso dire nulla sul programma che vorrò attuare. Ho intenzione di ascoltare tutti i partiti del centrosinistra, le associazioni e i cittadini di Palmi. Solo allora potrò definire le linee programmatiche di questa esperienza e presentarle alla città. Sarà comunque un impegno importante sul quale darò il massimo impegno soprattutto a rappresentare gli ultimi e le categorie più deboli della città». L’ex magistrato è attualmente commissario della Stazione unica appaltante della Regione Calabria.

Scoperto a Belvedere Spinello un bunker con armi e munizioni

Un bunker ricavato dietro la parete di una libreria nel quale erano nascoste armi e munizioni: lo hanno scoperto i carabinieri in un’abitazione di Belvedere Spinello, nel crotonese, nel corso di un servizio straordinario di controllo del territorio. Il nascondiglio è venuto alla luce quando i militari della compagnia di Crotone, diretti dal capitano Antonio Mancini, sono andati a perquisire una serie di alloggi in una palazzina di edilizia popolare di Belvedere Spinello. In una di quelle abitazioni, che al momento risulta disabitata, i carabinieri hanno notato una libreria ricavata su un pannello scorrevole dietro al quale era stato ricavato un piccolo locale con una botola nel soffitto. All’interno i carabinieri hanno rinvenuto un fucile a pompa calibro 12 con il calcio segato e 19 cartucce delo stesso calibro. Le indagini tendono ora a stabilire chi abbia abbia avuto negli ultimi mesi la disponibilità dell’alloggio e di conseguenza dell’arma rinvenuta.


www.calabriaora.it

Ancora un camion ribaltato sulla statale 18

Continua ad essere flagellata dal vento forte la Calabria. Stamani un camion si è ribaltato sulla statale 18, a San Nicola Arcella, nel cosentino, sullo stesso viadotto teatro di un analogo incidente ieri. Disagi anche sull'autostrada A3. La polizia stradale sconsiglia il transito a furgonati e pullman sia sulla A3 che sulla statale 18. Sulla costa tirrenica cosentina sono decine gli interventi dei vigili del fuoco per tetti pericolanti e la caduta di alberi e cartelloni.

Falsi infermieri, il 'giallo' delle intercettazioni scomparse

Non è stato possibile procedere all’escussione dei testimoni a causa della mancanza delle intercettazioni integrali. Per questo motivo l’udienza di ieri del processo Gutenberg (scaturito dall’inchiesta sui falsi diplomi da infermiere) è stata rinviata al 13 aprile prossimo. Vani i tentativi del giudice di procedere comunque all’esame dei testimoni (un ufficiale di polizia giudiziaria e un fisioterapista) poiché ai primi «non ricordo» il pubblico ministero Giuseppe Casciaro non ha potuto procedere  alle contestazioni. Perché quelle intercettazioni non sono state trascritte. Sembra che il consulente nominato dal Tribunale di Cosenza non abbia potuto farlo poiché i file sarebbero in un formato che risulta illegibile. Sembra, inoltre, che fino a oggi non sia stato possibile acquisire una nuova copia delle intercettazioni poiché l’impresa che si occupò di sbobinare le registrazioni è fallita.





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