Mons. Bertolone interviene a Davoli Superiore per tentare di ridare pace alla comunità
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Mons. Bertolone interviene a Davoli Superiore per tentare di ridare pace alla comunità

Mons. Bertolone interviene a Davoli Superiore per tentare di ridare pace alla comunità - 3.2 su 5 basato su 5 voti

bertolone davoliDAVOLI - Non c'è pace in questo periodo per la chiesa italiana, visto che sia a livello centrale che a livello periferico non manca il lavoro per Vescovi e Arcivescovi. In quest'ultimo periodo è Davoli Superiore, con le sue due realtà, la chiesa di Santa Barbara e la chiesa della Misericordia, a far parlare di sè, con al centro la storia di due preti, Don Bruno Puleo e Don Alvaro Amariles. Entrambi da poco tempo insediati nella comunità davolese, ma entrambi con voglia di fare, di inserirsi e di voler fare il bene della comunità. Don Alvaro nel mese di ottobre viene fatto oggetto di atto intimidatorio, gli vengono bucate le gomme dell'auto e un bigliettino lo invita ad andarsene da Davoli. successivamente, per motivi che non è dato a noi conoscere, sembra che tra i due religiosi siano cominciate a nascere imcomprensioni e dissapori, e che quindi la convivenza non sia stata più delle migliori.

Tale situazione, sfociata poi in tensione, causata dalle notizie che sono saltate fuori dal passato di Don Bruno, ovvero una triste storia che ha visto coinvolto il prelato a metà degli anni '90 e riguardante delle molestie perpetrate nei confronti di alcuni minorenni, storia per la quale comunque il prete ha pagato, patteggiandio e scontando una condanna di due anni e due mesi. I davolesi sono stati certamente turbati dal conoscere tali fatti, anche se lontani nel tempo, e sicuramente per tanti la figura di Don Bruno è stata guardata con una ottica diversa, giusto o meno giusto che sia. Forse la comunità voleva essere informata di ciò, e non trovarsi ad affrontare tutto dalla sera alla mattina. Anche in questa situazione forse la chiesa dovrebbe fare un "mea culpa", non avendo avvisato o forse nemmeno saputo del difficile passato di Don Bruno, che comunque pensiamo fosse venuto a Davoli con tutte le buone intenzioni che il suo mandato porta dietro. Fatto sta che ieri sera è dovuto intervenire proprio sua Eccellenza Mons.Vincenzo Bertolone, per cercare di riportare la serenità nelle case dei davolesi. Il masssimo esponenete della chiesa catanzarese, ha fatto visita ai suoi fedeli, celebrando messa e parlando a tutti con il cuore in mano.

Nell'omelia il Vescovo ha usato queste parole: "Sono abituato a venire a Davoli con la gioia nel cuore e per ascoltare i magnifici canti del Santa Barbara Chorus, ma questa sera sono qui per parlare di fatti che hanno portato sofferenza a tutti. Voglio ringraziarvi per la vostra presenza, a cominciare dal signor Sindaco che nonostante abbia impegni più importanti è qui presente. Sono qui per portare pace negli animi, serenità nella mente, un contributo per una convivenza pacifica e serena. Permettetemi innanzitutto di ringraziare Don Pasquale Gentile e Don Gregorio Montillo per la loro presenza al mio fianco sull'altare. Bene, perché Don Alvaro Amariles è stato trasferito ancora una volta dopo pochi mesi a Magisano? Diamo una risposta. Don Alvaro e Don Bruno non andavano d'accordo e questo pure le pietre lo vedevano.

Don Alvaro appartiene ad un Istituto religioso, e prima di fare questo ho parlato con il suo Superiore. Don Alvaro desidera restare nella diocesi. Può restare nella diocesi con un clima di conflitto? Allora abbiamo detto a Don Alvaro, ti senti, data questa situazione, di andare altrove? Per il tuo bene, per il tuo futuro? E Don Alvaro ha detto, ma certo che mi sento, e si è pensato in questa maniera, non di fare un torto a Davoli, ma di aiutare Don Alvaro a potersi inserire meravigliosamente altrove, senza più vivere in tutti questi problemi intorno a cui si era venuto a trovare. Non appena Don Alvaro ha detto questo, si è scatenato l'inferno. Sono uscite fuori tutte le notizie che riguardavano Don Bruno. E vi domanderete, ma il Vescovo lo sapeva che Don Bruno aveva avuto questo problema? Quando un sacerdote appartiene ad una diocesi, allora il Vescovo sa, perché ha il suo carteggio. Ma quando un religioso viene mandato e non si ha il carteggio, devo fidarmi del superiore che me lo manda.

Sapevo che erano successi dei fatti ad Agrigento, oltre dieci anni fa, ma non sapevo che quei fatti appartenessero a Don Bruno. Dopo, lui, nella sua onestà, nella sua correttezza, nello sforzo di rettitudine e di crescita, dopo un po' di tempo che era qui, è venuto a raccontarmi la sua storia, ma prima non sapevo nulla. L'ho apprezzato, gli ho detto, guarda che qui siamo in un paesino, quindi non so le cose come vanno, cerca di comportarti bene, al meglio che puoi fare. Don Bruno sin dal primo giorno si è messo a lavorare indefessamente, con tanto zelo, con tanto amore, con tanto impegno. Questi sono i fatti, adesso alcune considerazioni di carattere giuridico, canonico e civile. A livello civile, lo dovreste sapere e se è presente qualche avvocato lo può confermare, dopo 5 anni che si riceve una condanna, giusta o ingiusta che sia, non dovrebbero più essere messe quelle cose in circolazione.

Con i precedenti uno è condannato a vita, non ha la possibilità di redimersi e di salvarsi. E potreste chiedermi perché non ha fatto la richiesta all'autorità della privacy per fare togliere queste cose? Non ci ha pensato. Seconda cosa, questi fatti, veri o presunti, debbono tenere conto di queste cose che vi sto per dire. Primo, Don Bruno si è sempre affidato al suo Vescovo, di origine, e quello che ha fatto il suo Vescovo con l'Avvocato, lui lo ha accettato, non ha avuto mai la possibilità di difendersi, ha accettato. Secondo, questa faccenda si è chiusa nove anni fa, e lui già ha pagato, ha pagato abbondantemente, non dico di più, il percorso di recupero che lui ha dovuto fare ha dovuto accettare accettandolo sempre come volontà di Dio, sempre. Quindi canonicamente, civilmente, quest'uomo non ha pagato, ha strapagato, e la stessa umiliazione avuta qui a Davoli andando via, è un ulteriore prova dell'amore che ha per Gesù Cristo e per la sua chiesa. Giustamente molti di voi dicono, Eccellenza quello che dice Lei forse è vero, perché qualcuno può dubitare pure di me, e vi lascio liberi di dubitare, ma quando il sospetto entra nella mente della gente, non ci poteva essere più un clima adatto perché Don Bruno potesse svolgere seriamente il suo servizio pastorale qui. Non c'erano più le condizioni, e non solo per quello che mi è giunto, che mi è stato riferito, ma per tutto quello si muoveva dietro.

Quando dico questo non intendo assolutamente né coprire errori, né giustificare, né difendere, ma voglio dire solo la verità. Questi sono i fatti. Certamente tanti dubbi mi sono venuti in mente, tanti. Come mai tutto questo chiasso all'indomani della decisione di Don Alvaro di andare via? Come mai, perché, da parte di chi? C'è un regista in tutto questo? Adesso i fatti quali sono, Don Bruno, ancora una volta, ubbidiente, con tanta sofferenza, con le lacrime agli occhi, ha ubbidito, è ritornato nel suo istituto, ci sta arrivando in queste ore, a Roma, è questo è un dato acquisito. A Don Alvaro giorno 8 aprile scadono i suoi voti, l'impegno con il suo Istituto, ed entro l'8 di marzo deve far domanda per poter rinnovare i suoi voti, se non lo fa, lui è fuori dal suo Istituto e dalla Diocesi, perché non appartiene alla Diocesi. Dinnanzi a Dio lui liberamente farà quello che crede, perché è un uomo ed è responsabile, Dio gli ha dato la luce e la consapevolezza per fare la sua scelta. Se Don Alvaro dovesse decidere di uscire dall'Istituto o di ritornare ad esso, saranno scelte sue, e il Vescovo ne prenderà atto. Detto questo, da un lato apprezzo la passione con la quale vivete certi fatti, vuol dire che volete bene alla chiesa e ai sacerdoti, e li volete splendidi, belli, buoni, santi, ma dall'altro lato debbo dire a tutti che bisogna imparare a discutere pacatamente, serenamente, cristianamente.

Qualcuno ha scritto che già vi ho portato via Don Pasquale, ma non vi ho portato via nessuno. Devo guardare al bene generale della diocesi, e che Don Pasquale sia una persona per bene, bravo, ottimo sacerdote, tutti lo sanno, ma anche lui ha sofferto in mezzo a voi, anche su di lui avete avuto da dire. Allora dobbiamo fare un altro discorso, e ve lo faccio da fratello, ma non perché voglio convincervi con un'altra tesi, assolutamente. Tutti insieme mettiamoci davanti al Signore, chi di noi è senza peccato alzi la mano, a cominciare dal Vescovo. Dobbiamo abbassare i toni, dobbiamo avere più comprensione, senza nascondere le verità, intervenendo quando si deve intervenire, e se non è possibile trovare una soluzione razionale, allora si ricorre alle decisioni radicali, anche se con molta sofferenza.

Non intendo difendere l'errore, di nessuno, neppure il mio, se sbaglio. Ma quello che dobbiamo capire tutti è che un mio sbaglio, anche se ancora non ho pagato, è sempre una parte di me, della mia persona. Ma noi condanniamo l'errore e la persona, la distruggiamo. E' facile parlare da questo pulpito, ma appena scendiamo di qua, vogliamo giustizia, siamo spietati. E' questo il nostro Cristianesimo? Che valore hanno per me le parole di Gesù, che Venerdì santo celebreremo con la Via Crucis, "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno". E'stato messo in croce ingiustamente, è quello il metro di valutazione, non il mio. Qual è la differenza tra me cristiano e un altro che dice di non essere cristiano? E' la giustizia, che non deve ammettere recupero, redenzione, riabilitazione, non deve ammettere la possibilità che una persona possa cambiare? Esaminiamoci tutti davanti al Signore, cercando di essere più rispettosi anche di chi sbaglia, cercando di capire che quando le condizioni per poter svolgere un servizio non ci sono più, è meglio non farlo. Vorrei che quello che ho detto, e quello che dirò, venisse ascoltato, e che non serva per dire che il Vescovo ha ragione o meno, che Don Bruno ha ragione o meno, Don Alvaro ha ragione o meno, riflettiamo dentro noi stessi, parliamo con noi stessi, sentiamoci dinanzi a Dio, e da lì che dobbiamo partire, e cerchiamo di usare parole che costruiscano solo la pace, parole da costruttori di pace.

Ho molto apprezzato e mi ha commosso un gruppo di giovani che sono venuti a trovarmi, per parlarmi del bene che avevano ricevuto da Don Bruno, nello stare insieme, e li ringrazio per la visita. Spero che abbiano una maturità tale da saper accettare la scelta di Don Bruno, avallata dal Vescovo, per il bene generale del paese, e di far tesoro di quello che lui ha cercato di trasmettervi in questi pochi mesi. Il Signore mi chiede di non giudicare gli altri, ma di amarli, non di condannare gli altri, ma di perdonarli. E' facile parlare con una predica di perdono, ma nel momento in cui scendiamo dall'altare o usciamo dalla chiesa, anche se abbiamo fatto la comunione pochi istanti prima, dalla nostra bocca non escono parole di pace, di perdono.

Ripeto per l'ennesima volta, questo non significa assolvere l'errore, perché chi ha sbagliato è giusto che paghi, è giusto che espii, secondo le leggi civili e canoniche. E nel nostro caso, colui che è stato accusato ha già pagato, ed ha subito una ulteriore umiliazione anche qui, e questa è un ulteriore offerta che fa al Signore, con la sua sofferenza. Vi ripeto, il perdono si riferisce ad una persona, non si tratta di perdonare il male, il male non si può trasformare in bene. L'uomo è molto di più degli errori che commette. È molto di più. Chi commette un errore si assume delle responsabilità, ed ha il dovere di sottoporsi a quelli che sono gli interventi canonici e della legge civile, cosa, che ripeto per l'ennesima volta, il nostro Don Bruno ha subito e ha fatto. Ma siamo convinti che il perdono sia una cosa grande? O pensiamo che sia una cosa inutile. Oppure è più nobile, è il cuore del Cristianesimo, riuscire ad amare anche chi ci ha fatto offeso? Su cosa poggiamo il nostro Cristianesimo? Quando parliamo di martiri, è il primo è Gesù Cristo, mi piace ricordare la storia di un mio confratello Padre Francesco Spoto, che venne ferito gravemente con il calcio di un fucile al petto, ebbene nel momento in cui era a terra con il torace spaccato, ha chiesto per i tre confratelli che erano con lui che non venisse fatto loro del male.

Il perdono è eroico, è qualcosa di divino, è questo che il Signore vuole dal credente. La giusta riparazione serve a ricostruire un uomo che vale ed è molto più dei suoi peccati, dei suoi errori. Perché dobbiamo perdonare? Perché Dio fa così con noi. Certamente perdonare non significa dimenticare, non è una amnistia. Però se siamo figli di Dio possiamo e dobbiamo parlare di perdono, ravviviamo questa fede. Tutti abbiamo le nostre difficoltà, impariamo a gestirle razionalmente, perché anche noi un giorno potremmo sbagliare. Il perdono viene dalla fede, dal Vangelo, ci vuole una grande fede per perdonare. Nessuno può imporre agli altri questo ragionamento, bisogna sentirlo dentro e fare nostri questi valori. Siamo tutti Figli di Dio ed abbiamo bisogno di comprensione. Se la fede è in noi è questa la via, e non voglio assolvere gli errori di nessuno, ci vuole amore reciproco e comprensione. Gesù ha fatto della sua vita un atto di amore, ci ha amato fino alla follia. La Pasqua dovrebbe portarci una crescita dell'esperienza di Dio. Ogni peccato lo potremmo paragonare alla sabbia, e la misericordia invece ad un mare infinito.

Questa sera ho voluto parlare ai credenti ed al cuore dei credenti per fare cadere le "pietre" che avevano nelle mani. Sappiate leggere quello che il Vescovo vi ha voluto dire. Non voglio imporre nulla. Vi ho parlato da fratello maggiore, da padre e spero che meditiate su queste parole. Aiutaci Signore a contare i nostri giorni, a sapere volare oltre. Andiamo avanti." Bertolone ha insomma voluto richiamare tutti alla comprensione e al perdono, invitando la comunità ad usare toni più pacati. Per ora la chiesa della Misericordia rimarrà senza sacerdote, per santa Barbarainvece si devono attendere le decisioni di Don Alvaro, anche se sembra molto verosimile un nuovo avvidendamento alla guida della Chiesa di Santa Barbara. Alla celebrazione, oltre a numerosi fedeli, era presente il Sindaco Antonio Corasaniti e il Maresciallo Ugo Albanese della Stazione dei Carabinieri di Davoli, ed è stata egregiamente accompagnata dai cori del Santa Barbara Chorus della Maestra Francesca Codispoti.

Corrado Corradini

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