"Showdown", il quadro giudiziario regge in appello
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"Showdown", il quadro giudiziario regge in appello

tribunale Catanzaro Pene sostanzialmente confermate nel processo d’Appello dell’inchiesta antimafia "Showdown" che, nel 2011, ha colpito la locale di ’ndrangheta "Procopio-Sia-Tripodi", che aveva allungato le mani sul territorio del soveratese. Oggi pomeriggio, la Corte d’appello di Catanzaro, ha emesso la sentenza di secondo grado che ridefinisce il quadro giudiziario dei ventuno imputati.

Il Collegio presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi (a latere Grillone e Luzzo) ha riformato la sentenza di primo grado confermando le condanne a carico di Michele Lentini, 12 anni e sei mesi; Maurizio Tripodi, 12 anni e sei mesi; Pantaleone Gullà, 10 anni; Davide Sestito, 11 anni; Emanuela Spadea 1 anno e 4 mesi.

Confermate le assoluzioni per Sandrina Froiio, Pasqualino Greco, Salvo Gregorio Mirarchi, Giuseppe Pileci, Mario Sica, Lucia Tassone, Luigina Tripodi, Vito Tripodi.

La Corte ha poi rideterminato le condanne di Gianluca Iiritano, 4 anni e due mesi e 22mila euro di multa; Alberto Sia, 11 anni e dieci mesi di reclusione; Simone Borello, un anno e mille euro di multa con sospensione e revoca dell’interdizione dai pubblici uffici; Emanuel Procopio, 1 anno e tre mesi e 500 euro di multa; Fiorito Procopio, 13 anni; Laura Procopio, un anno e 4 mesi con sospensione della pena.

L’altra condanna è stata emessa poi nei confronti di Giovanni Nativo, che era stato assolto invece dal tribunale collegiale nel 2015, al quale è stata inflitta la pena di 1 anno e 400 euro di multa con sospensione condizionale della pena.


Assolti infine per singoli capi: Francesco Procopio (che venendo meno l’unico capo, il 5, è stato assolto del tutto); Emanuel Procopio; Gianluca Iiritano; Fiorito e Laura Procopio. 

Dopo la sentenza, l’avvocato Maria Tassone – che ha fatto parte di un nutrito gruppo difensivo – ha sottolineato l’esito giudiziario per i suoi assistiti, Francesco Procopio e Laura Procopio: il primo è stato assolto, accogliendo le doglianze difensive, dal reato di tentato favoreggiamento di Vittorio Sia; la Procopio (figlia di Fiorito) ha invece avuto una riduzione della condanna e l’assoluzione dal reato di intestazione fittizia dei beni perché il fatto non sussiste con l’esclusione dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa con la restituzione dei beni sequestrati.

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