Showdown: La vita scandita dai vincoli del clan
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Showdown: La vita scandita dai vincoli del clan

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villaggio sansosteneLa vita scandita dai vincoli del clan. Nelle carte dell’operazione “Showdown” ricostruiti i momenti salienti della vita degli affiliati Matrimoni e funerali, le regole da rispettare. «Tenetelo nel cuore». Domenico Todaro sa bene il peso delle parole, specie se a pronunciarle è un “don” della caratura di Vincenzo Gallace. Gli bastano queste tre parole per capire che suo figlio Giuseppe è stato ucciso. Domenico conosce riti e norme. Ex affiliato alla cosca, aveva abbandonato il clan per motivi di salute. Eppure il legame non si è spezzato e sa benissimo che qualsiasi vendetta deve avere prima l’avallo del boss. Non deve neanche chiederlo, è lo stesso Gallace che gli dice: «Un amico non ti può dare un consiglio, la testa vostra sa quello che dovete fare». A fare da sigillo a queste frasi un abbraccio e due baci sulle guance. Un segnale anche per gli altri affiliati che assistono alla scena. Domenico Todaro alla fine sceglierà, invece, un’altra strada quella della collaborazione con le forze dell’ordine. Ai carabinieri ha raccontato anche della sua affiliazione: «Vincenzo Gallace è intervenuto dopo e ha fatto un nodo ad un fazzoletto di seta che ho portato mettendoselo in tasca e dicendo che ciò significava che appartenevo alla società di ’ndrangheta sotto la sua regia». Vincoli e regole che scandiscono l’intera esistenza degli affiliati. Uno dei momenti più importanti è il matrimonio. Nelle carte dell’inchiesta Showdown sono ricostruiti tre banchetti nuziali in tre epoche diverse. I filmati ripresi dall’Arma ricostruiscono le dinamiche e le alleanze del clan in quei 6 anni. Le cerimonie si svolgono tutte in ristoranti della zona di influenza. Altra caratteristica è la presenza di «tavolate rigorosamente riservate in cui non trovano posto altri congiunti di sesso femminile». Il primo matrimonio, nel 2003, è quello della figlia di Fiorito Procopio, boss di Davoli. Tra gli invitati ci sono Vittorio Sia e Carmelo Novella, presenze che secondo gli inquirenti attestano «l’affrancamento del gruppo malavitoso di nuova aggregazione». Nel 2006 al matrimonio dell’altra figlia di Procopio lo scenario cambia. Tra gli invitati ci sono avvocati, imprenditori, architetti, il sindaco di San Sostene e il suo vice. Il banchetto si svolge in un periodo di “pace” quindi, annota il pm, il gruppo «privilegiava l’aspetto imprenditoriale-economico». L’ultimo matrimonio ricostruito è del luglio 2009: a sposarsi è Agostino Procopio, poi ucciso. Anche in questo caso non mancano politici e imprenditori. Ma agli inquirenti non sfugge l’assenza di alcuni affiliati, segno che gli equilibri sono cambiati. Al contrario, il rinvenimento della “partecipazione” in casa di Vincenzo Varano, ucciso il 3 luglio 2009 a Isca, è la conferma che la vittima era legata al clan. Anche quando uno dei vertici della cosca è ricoverato in ospedale bisogna dimostrare la propria vicinanza. Così, quando capita a Maurizio Tripodi, i carabinieri annotano la lunga sequenza di visite: gli affiliati naturalmente, ma anche imprenditori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni come il vicesindaco di Teodoro Sinopoli. Infine i funerali. L’importanza di essere vicini ai parenti del defunto emerge chiaramente in un colloquio captato in carcere. Maurizio Tripodi si trova detenuto e riceve la visita della moglie. Prima di sapere dei propri figli, della loro salute, Tripodi chiede di sapere come si era comportata dopo l’omicidio di Agostino Procopio. La moglie lo rassicura: «Tranquillo, i doveri li abbiamo fatti tutti».

g.mazzuca@corrierecal.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo 

Fonte: Corriere della Calabria

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