Tentato omicidio a Sia: in cinque scelgono il rito abbreviato
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Tentato omicidio a Sia: in cinque scelgono il rito abbreviato

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CATANZARO – Domenico Todaro, 51 anni, Vincenzo Todaro, 30 anni, Giovanni Angotti, 43 anni, Daniela Iozzo, 30 anni, e Pietro Danieli, 35 anni, hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato (prima udienza il prossimo 22 gennaio) nell'ambito del processo per l'accusa di tentato omicidio in concorso, aggravato dall'aver agito per agevolare un'associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto di armi alterate. Secondo la ricostruzione degli inquirenti infatti, avrebbero agito in concorso nel tentativo di uccidere, nel marzo del 2010, Vittorio Sia, il presunto boss caduto poi un mese dopo sotto i colpi di kalashnikov a Soverato superiore mentre era a bordo di uno scooter per la strada. Mario Mongiardo, 44 anni, è stato invece rinviato a giudizio al prossimo 30 novembre; la decisione è giunta ieri al termine dell'udienza preliminare presieduta dal giudice Gabriella Reijllo.
Nel mese di marzo del 2010 (esattamente l'11), secondo la ricostruzione dell'accusa, Vincenzo Todaro e Giovanni Angotti, mirarono contro l'auto, una "Citroen C3", sulla quale viaggiava Vittorio Sia lungo "Corso Roma" a Soverato superiore, esplodendo colpi di arma da fuoco. Il tentativo di uccidere Sia, fallì per cause indipendenti dalla loro volontà, e in particolare, così come enunciato dal magistrato titolare del fascicolo, "per scarsa abilità degli sparatori e per il mal funzionamento delle armi che s'inceppavano".
Era stato Mario Mongiardo a fornire l'autovettura (una "Fiat Uno" bianca) e le armi per tale scopo. Padre e figlio "nel rafforzare reciprocamente la loro intenzione omicidiaria" avevano concorso alla programmazione ed esecuzione di questo che poi si rivelò, nei fatti, un tentato omicidio. Era stato, specificamente, Pietro Danieli a procurare l'auto ed i fucili calibro 12 con canne mozze, mentre Daniela Iozzo avrebbe agevolato, sempre secondo l'accusa, l'esecuzione del reato "programmando la conduzione della vettura nella fase di fuga e comunque accompagnandoli in tale fase." La stessa automobile, fu poi ritrovata sul greto del fiume Ancinale col motore ancora acceso. Tutti i personaggi coinvolti quindi, avevano ciascuno il proprio ruolo, così come fu spiegato in seguito nell'interrogatorio svoltosi davanti al Gip.

La Redazione

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