“Anime nere” di Gioacchino Criaco all’IIS "Malafarina" di Soverato
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“Anime nere” di Gioacchino Criaco all’IIS "Malafarina" di Soverato

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Anime nere al Malafarina 1SOVERATO - Ieri mattina, presso l'Istituto d'Istruzione "Malafarina" di Soverato, è stato presentato il best seller di Gioacchino Criaco "Anime nere", edito Rubbettino. Alla presenza degli alunni delle classi I D, I E, II C, II E e di alcuni ragazzi del triennio, accompagnati dalla professoressa Anna Staropoli, si è svolto un interessante incontro organizzato con la collaborazione della libreria soveratese "Non ci resta che leggere" di Maria Grazia Posca ed Eleonora Fossella.
Il prof. Enzo Pultrone, vice-preside dell'Istituto, ha portato i saluti del dirigente scolastico, prof. Domenico Servello e manifestato entusiasmo per l'iniziativa culturale. Il giornalista Pietro Melia, nell'introdurre il testo, ha rammentato le vicende di Africo, luogo di ambientazione scelto dallo scrittore, paese devastato da un alluvione che costrinse gli abitanti, intorno agli anni '70, a spostarsi sul mare, divenendo da popolo di pastori un popolo di marinai. Il giornalista, non mancando di menzionare le nomination ottenute dal film di Francesco Munzi tratto dal romanzo "Anime nere", ha posto a Criaco una prima domanda inerente lo scioglimento per mafia del Comune di Africo.
Lo scrittore, rammentando ai presenti che il 25% dei comuni della Locride da diversi anni Anime nere al Malafarina 2subiscono lo scioglimento per mafia, ha condiviso una personale riflessione sulla bontà della legge che disciplina questa fattispecie. "Qualcosa non va -ha affermato Criaco - se queste comunità restano per anni senza una rappresentanza e vengono affidate a commissari. Ogni comunità deve essere responsabilizzata scegliendo i propri amministratori".
Criaco ha, altresì, evidenziato che il fenomeno della criminalità è globalizzato al pari di come è globalizzata l'economia e che potenzialmente tutti possono essere influenzati da fattori afferenti la criminalità ad Africo come a Locri come a Milano. Dopo aver fatto cenno alle vicende dei paesi di Bianco e Platì e a un percorso della politica che, a livello governativo non pone all'ordine del giorno la problematica criminalità organizzata, Pietro Melia si è soffermato sull'enorme successo acquisito da "Anime nere" a distanza di anni dalla prima pubblicazione.
L'autore ha spiegato "Io avevo scritto un romanzo, una storia di amicizia estrema tra tre ragazzi, nati e cresciuti nella Locride, che poi prendono la propria strada". Chiarendo di aver voluto indagare le ragioni del male, che ha sempre una causa scatenante, Criaco ha esplicitato il suo punto di domanda iniziale e basilare all'opera: chiedersi il perché il popolo aspromontano, dopo 3000 anni, abbia negli anni '60-'70 registrato una sorta di mutazione genetica.
Anime nere al Malafarina 3Sottolineando l'importanza di capire le origini dei problemi, l'impossibilità di operare una summa divisio tra buoni e cattivi, lo stesso ha dichiarato di aver voluto effettuare il racconto di quel che è successo dalla parte dei protagonisti del male, di essersi limitato a mettere un microfono davanti alle loro bocche per sentire le loro storie, cogliendo l'elemento di positività nella narrazione dei fatti accaduti alle nuove generazioni. A riguardo, Melia, ha ricordato che a cavallo degli anni '60 e '70 la generazione giovanile si era trovata di fronte a un bivio: molti hanno scelto di non perdersi o di recuperarsi, altri, purtroppo, hanno operato l'altra scelta, diventando criminali.
Gli studenti, introdotti nel testo dalla conversazione iniziata dal giornalista e dallo scrittore, hanno formulato tante domande, fornendo ulteriori spunti di riflessione e altri angoli di osservazione testuale. Chiedendo, tra l'altro, a Gioacchino Criaco dove nel libro finisce il sentimento e dove inizia la ragione, il rapporto della sua opera con quelle di Corrado Alvaro, la catalogazione del romanzo nel genere noir, il concetto di destino, hanno sollecitato ulteriormente l'autore, che, tra i tanti bei concetti espressi, ha lanciato ai giovani un messaggio fondamentale: ognuno di noi può fare qualunque cosa nella vita mettendo a frutto i propri talenti.
A riprova di tanto egli ha citato l'esempio della realizzazione del film di Munzi, osteggiato inizialmente damolti, ma che ha creduto fino in fondo nella sua idea, portando sulle scene uno sguardo sulla Locride. La valenza dell'incontro si è colta, dunque, sul piano della positività dei messaggi, sulla valorizzazione della capacità e dell'inventiva personale, ma anche sulla capacità di credere in se stessi contro ogni forma di limitazione esterna. L'arte, dopo tutto, come sottolinea Fausta Garavini, è sempre una andare al di là.

Daniela Rabia

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