“Migranti: l'accoglienza oltre la paura”, scambio di esperienze e riflessioni in un incontro a Sellia Marina
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“Migranti: l'accoglienza oltre la paura”, scambio di esperienze e riflessioni in un incontro a Sellia Marina

tavolo presidenza“Migranti: l'accoglienza oltre la paura”. È stato tenuto nel salone dell’Oratorio di Sellia Marina il 4° appuntamento del ciclo itinerante di dialoghi tra Fede e società, che l’Arcidiocesi dedica quest’anno alla prospettiva di “Dialogo con il mondo per portare la gioia del Vangelo”.
L’incontro è stato impostato per permettere un dialogo e un confronto sinergico tra diverse istituzioni coinvolte nell’accoglienza dei migranti: sono intervenuti la dr.ssa Valeria Richichi, in rappresentanza del Prefetto di Catanzaro; il vicario episcopale don Francesco Brancaccio, delegato dall’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace; il sindaco di Sellia Marina ing. Francesco Mauro; don Piero Puglisi e la dr.ssa Antonella Aletta come voce della Fondazione Città Solidale; la dr.ssa Vincenza Vicino, presidente dell’Associazione Albatros 1973 che gestisce il CAS di Sellia Marina; la dirigente scolastica dr.ssa Filomena Folino; i parroci don Giuseppe Cosentino e don Raffaele Rimotti.

Il confronto tra le istituzioni è stato ispirato dall’esperienza concreta di Sellia Marina, comune che accoglie 835 immigrati, pari all’11% della popolazione residente. Per quanto tale percentuale superi a dismisura la media dei comuni italiani e produca un carico sociale per nulla facile da gestire, la realtà di Sellia Marina si configura come un esempio positivo di accoglienza e di sforzo di integrazione. Contribuisce a tale risultato l’opera del CAS, in cui un centinaio di giovani immigrati è coinvolto in una serie di attività di impegno e di integrazione, in un clima di rapporti distesi e spesso molto amichevoli con i volontari e la popolazione locale. Un favorevole apporto viene dalla parrocchia, che valorizza le occasioni propizie per creare situazioni di incontro e fraternizzazione tra immigrati e famiglie locali. Il comune si fa parte attiva per giungere ad offrire ai giovani immigrati l’opportunità di sentirsi impegnati, su base volontaria, in lavori e attività socialmente utili e, su questo punto, ha ricevuto la conferma della convergenza di intenti da parte della Prefettura.
La realtà di Sellia Marina si inserisce nel contesto di un territorio in cui anche l’Arcidiocesi si mostra particolarmente attiva nel campo dell’accoglienza, in particolare tramite un suo apposito strumento che è Fondazione Città Solidale, con i suoi centri di accoglienza sparsi in diversi centri.

Portando i saluti dell’Arcivescovo e sintetizzando gli interventi della serata, don Brancaccio ha fatto riecheggiare le parole chiave rilanciate il giorno prima da papa Francesco in riferimento ai migranti: “Accogliere, promuovere, proteggere, integrare”... Mentre la “paura” dei migranti è spesso artificiosamente alimentata e strumentalizzata, essa può è deve essere superata grazie all’ordinaria esperienza dell’incontro e della conoscenza reciproca: a volte basta riconoscere che davanti a noi non si presenta un “dato statistico” o un “fenomeno sociale”, ma la realtà concreta di persone, ciascuna con un nome e una storia, con sofferenze, paure, speranze, limiti e tante potenzialità. La responsabilità di riconoscere e accogliere l’altro come persona – ha ricordato – è prioritaria rispetto a qualsiasi ostacolo di natura regolamentare o culturale ed è un pilastro dell’identità umana, della cultura europea e, soprattutto, della fede nel Cristo, il quale si identifica con il forestiero da ospitare.

La più eloquente testimonianza della concreta possibilità e della straordinaria ricchezza dell’accoglienza, è venuta dai tantissimi giovani immigrati presenti all’incontro. Davvero toccante e coinvolgente il concerto di musica pop ed etnica da loro preparato insieme agli operatori del CAS: un respiro di umanità, di fede e di speranza, che è sfociato nella gioia di canti e danze tali da coinvolgere tutta la gremita sala dell’Oratorio.
Se la testimonianza Sellia Marina, insieme a tante altre esperienze locali spesso nascoste, potesse giungere agli occhi del grande pubblico nazionale ed europeo, forse sarebbe di notevole sostegno per una cultura della “accoglienza oltre la paura”.

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