Borgia, “Donna, unica come sei. Salute, bellezza e diritti”, un confronto a più voci per ricordare lotte e battaglie delle donne
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Borgia, “Donna, unica come sei. Salute, bellezza e diritti”, un confronto a più voci per ricordare lotte e battaglie delle donne

c336138b d106 4c43 b798 841f8f338bbb 1BORGIA – Giornata internazionale della donna, una festa per fare baldoria con le amiche o una ricorrenza per fare il punto su decenni di battaglie per il raggiungimento della parità di genere? Auguri e mimosa come cortese consuetudine, ma certamente l’8 Marzo diventa una occasione per ricordare e sottolineare le conquiste economiche, sociali e politiche che una donna ha ottenuto. E’ quanto emerso nel corso dell’iniziativa organizzata nella Sala consiliare del Comune di Borgia, e voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Elisabeth Sacco, alla presenza di autorevoli personalità nel campo della tutela dei diritti, della salute e della bellezza delle donne. Il titolo del confronto a più voci, moderato dalla giornalista Maria Rita Galati, che ha registrato un’ampia partecipazione (tante donne e pochi uomini purtroppo) è proprio dedicato al tema “Donna, unica come sei. Salute, bellezza e diritti”. Con il sindaco Elisabeth Sacco, l’assessore alle Politiche sociali Irene Cristofaro – motore dell’iniziativa organizzata con il prezioso contributo dei ragazzi del Servizio civile nazionale che hanno realizzato il video introduttivo e pergamente ricordo per gli ospiti - l’assessore alle Politiche Giovanili Virginia Amato, la consigliera comunale Marta Cristofaro; la dottoressa in Medicina estetica e laser terapia, Teresa Lacava, la dottoressa in Dietistica Daniela Alcaro; la dottoressa in Pediatria, Nadia Severini; Elisabetta Maletta vice procuratore onorario presso la Procura della Repubblica di Catanzaro; l’avvocato del Foro di Catanzaro, Caterina Chiarella; l’avvocato Maria Teresa Petitto. Gli interventi di natura giuridica sono curati dall’associazione culturale “Pondus” di Borgia. Il punto di partenza del dibattito è la considerazione su cui sembrano convenire tutte le relatrici al tavolo: l’8 marzo ha uno scopo ben preciso, aiuta le donne – e non solo – a ricordare che la figura femminile ha lottato a lungo nel corso della storia per ottenere gli stessi diritti dell’uomo, aiuta la donna a sentirsi fiera di essere donna. Purtroppo però, questa ricorrenza è spesso travisata e colta come un’occasione per passare una serata all’insegna del divertimento e del libero arbitrio. “Sono tra quelle che quando pensano all’8 Marzo parlano di ricorrenza – ha esordito il sindaco Elisabeth Sacco, che ha voluto fare un plauso ai ragazzi del Servizio civile e ringraziare l’assessore Cristofaro per l’organizzazione -. E penso che non abbiamo bisogno di fiori ma di uomini perbene, come ho scritto su FB. Se nel 2019 dobbiamo ancora parlare di ‘Festa della donna’, qualcosa ancora non va bene. Io associo questa giornata al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che auspico sempre venga cancellata: significherebbe che non ce n’è più bisogno. Sono rammaricata dalla scarsa presenza maschile: non abbiamo bisogno di dirci le cose tra donne, ma di parlare del nostro valore a chi cerca di sminuirlo”. Ed Elisabeth Sacco, che è il primo sindaco donna di Borgia, rimarca proprio come sia la sfera politica soprattutto ad attuare le maggiori discriminazioni nei confronti delle donne. “E’ giusto che ci facciamo gli auguri per questa ricorrenza – ha detto l’assessore Irene Cristofaro – è un modo per rimarcare l’importanza delle conquiste che abbiamo raggiunto fino ad oggi. Così come è vero che insieme non ci batte nessuno, e troppo spesso ce lo dimentichiamo. La donna è tutto: diamo la vita, combattiamo ogni giorno, siamo capaci di affrontare e superare ostacoli enormi con la forza dell’amore. Abbiamo una marcia in più, e non è una ‘a’ al posto della declinazione al maschile che ci serve per distinguerci”. Di diritti conquistati a costo di sangue e sacrifici, di diritti negati, e battaglie combattute e da combattere ha parlato la giovane e grintosa Virginia Amato, un’altra esponente della Giunta dalle quota al contrario, quella guidata dal sindaco Sacco. “Mezzo secolo fa le donne afghane perseguivano una carriera nel campo della medicina, uomini e donne si mescolavano nei teatri e nei campus. La gente comune aveva senso di speranza e la convinzione che l’educazione avrebbe potuto offrire opportunità a tutti – afferma – tre decenni di guerra hanno distrutto tutto. Porto questo esempio per riflette sul fatto che ciò che è stato conquistato con anni di dure lotte, come in Afghanistan, può essere perso un pochi attimi, con una scelta sbagliata. I diritti non basta conquistarlo, bisogna saperli mantenere”. La consigliera comunale Marta Cristofaro, parlando di ‘battaglie vinte per le donne’, ha voluto ricordare che molti diritti sono stati conquistati proprio grazie all’impegno unitario delle donne. “A oltre 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, uno degli articoli perno della nostra carta fondamentale, l’articolo 3, resta in attuato – dice ancora -. Ma ci sono Paesi nel mondo dove ancora le donne subiscono negazione di diritti e libertà. Sfruttiamo questa occasione di confronto come momento di raccoglimento e riorganizzazione per il raggiungimento di nuovi obiettivi”. Le donne vogliono essere belle, per sentirsi più sicure in un mondo dove serve molta determinazione per emergere, e restare a galla. La donna ha sempre cercato la bellezza, spiega la dottoressa Teresa Lacava, ma il modo di prendersi cura di sé è cambiato nei secoli, come è cambiata la moda, come si è evoluta l’attenzione al proprio benessere, che prima apparteneva solo ai ceti sociali più alti. “La medicina estetica deve coniugare la bellezza al benessere psico-fisico – ha spiegato ancora – Certe esasperazioni sono fuori da questo obiettivo. La medicina estetica si è completata e migliorata con novità sempre più risolutive ed efficaci, infatti oggi parliamo di prevenzione e cura della bellezza, e grande attenzione in tal senso arriva anche dal mondo maschile”. La dottoressa in dietetica Daniela Alcaro ha toccato uno dei tasti più dolenti della personalità femminile: la lotta con la bilancia, la guerra con il peso, la voglia di dimagrire facendo la fame per avere tutto e subito, mentre “la chiave per dimagrire in maniera corretta è la pazienza. L’autostima non deve essere direttamente proporzionale alla forma del nostro corpo, siamo molto più di questo”. La parola “dieta” deriva dal latino e significa “modo di vivere” “non deve essere intesa come dieta dimagrante, ma dieta sana, equilibrata e variata, che prevede l’introduzione di tutti i gruppi alimentari. Qualità e quantità, oltre che movimento fisico, per stare bene”. La dottoressa in Pediatria, Nadia Severini, si è invece soffermata sul rapporto tra mamma e bambino quando arriva il momento di tornare a lavorare, di tutti i sensi di colpa assalgono le donne quando devono lasciare il proprio bimbo a casa. “Sensi di colpa che si ripercuotono sul piccolo – spiega – perché i bambini sentono il disagio e anche l’insoddisfazione delle mamme. Non dobbiamo demonizzare le donne che lavorano, ma puntare sulla qualità del rapporto con il proprio figlio. Le mamme che lavorano saranno più sicure, e cresceranno figli che conoscono già cosa significa essere indipendenti”. L’avvocato Caterina Chiarella si è soffermata sulle condizioni delle lavoratrici, su diritti ancora troppo spesso negati anche in queste nostre latitudini. “Il lavoro rappresenta per la donna una occasione importante da preservare nel corso della propria vita, per affermare la propria identità personale, in quanto garanzia di indipendenza e di riconoscimento sociale – ha detto -. Donne e lavoro, da sempre sono un binomio assai difficile e faticoso che si ricollega ad una lunga storia di discriminazioni e di barriere, tanto è stato fatto e tanto c’è da fare sulla strada che porta all’uguaglianza”. I dati Istat rivelano che il tasso di occupazione femminile nel corso degli ultimi anni in Italia raggiunge il 49,2%: un record storico e ancora al di sotto delle medie europee se si pensa che in uno dei Paesi più virtuosi come la Svezia il tasso di occupazione il 77%. Lavoro poco stabile e meno retribuito di quello degli uomini, nonostante siano più preparate e titolo di studio superiori agli uomini, occorre ripartire da qui. L’avvocato Maria Teresa Petitto ha concentrato l’attenzione, invece, su interessanti aspetti tecnici relativi ai diritti delle donne in tema di matrimonio, e quindi, separazione o divorzio. “Matrimonio gioie e dolori, e il codice civile ci ricorda proprio questo elencando diritti e doveri che spettano ai coniugi – ha affermato -. Da evidenziare che nel nostro ordinamento vice il principio di eguaglianza anche nel matrimonio”. La articolata e approfondita carrellata sui Diritti e doveri reciproci dei coniugi parte dall’articolo 143: “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione”. Le conclusioni sono state affidate all’avvocato Elisabetta Maletta, con preziose considerazioni e testimonianze: “Non mi piace parlare di festa ma di ricorrenza per ricordare che le donne hanno conquistato nel tempo una indipendenza economica, sociale, culturale, ma anche quelle donne che in tutte le parti del mondo sono vittime di violenza, psicologica e fisica, e anche di discriminazioni”. L’avvocato Maletta lavora alla Procura della Repubblica di Catanzaro da 15 anni e si imbatte settimanalmente su decine di casi di delitti contro la persona, maltrattamenti in famiglia, violazioni di assistenza familiare. “Su 60 fascicoli, almeno dieci riguardano maltrattamenti e soprattutto giovani donne che inizialmente non denunciano – afferma ancora -. La più grande alleata dell’indipendenza è la conoscenza. Le donne devono studiare, specializzarsi, e rendersi indipendenti, perché senza c’è assoggettamento agli altri: conosci, comprendi e ti riesci a difendere, altrimenti non resta che sottostare a mariti violenti”.

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