La figura di don Pino Puglisi conclude il progetto "Spazio Famiglia 2013"
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La figura di don Pino Puglisi conclude il progetto "Spazio Famiglia 2013"

La figura di don Pino Puglisi conclude il progetto "Spazio Famiglia 2013" - 3.0 su 5 basato su 1 voto

convegno su don Puglisi 1MONTEPAONE – Due ore intense, emozionanti e profonde nella Parrocchia di Montepaone Lido per una conclusione che, probabilmente, migliore non poteva essere per il progetto "Spazio Famiglia 2013" ideato e promosso dall'associazione "Solidales" di Montepaone presieduta dal prof. Saverio Candelieri. Un convegno dal titolo "Cittadinanza attiva, solidale e responsabile per il bene comune" dedicato alla testimonianza e alla figura di don Pino Puglisi, prossimo beato, organizzato in collaborazione con la commissione diocesana Giustizia e Pace. Numerose le autorità religiose, civili, politiche e militari presenti in una Parrocchia molto gremita. Il convegno, moderato dal giornalista Pietro Melia, ha visto la presenza del prof. Giuseppe Savagnone (Direttore dell'Ufficio per la pastorale della cultura nella diocesi di Palermo), di Suor Carolina Iavazzo (collaboratrice di don Puglisi nelle attività del Centro "Padre Nostro") con le conclusioni affidate a Mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, nonché postulatore della causa di beatificazione di don Puglisi.
L'apertura è stata affidata all'attrice Anna Maria De Luca che ha recitato alcuni passi tratti dalle convegno su don Puglisi 2lettere di don Pino Puglisi, seguiti poi dai canti (inno a don Pino Puglisi) ad opera della Corale di Montepaone (diretta da Franca Pallone) con la collaborazione dell'associazione Solidales.
Ha introdotto i lavori Pietro Melia, che ha evidenziato l'opera di don Puglisi e l'importanza di ciò che ci ha lasciato, testimoniata anche dai relatori presenti al convegno.
Del prof. Saverio Candelieri è stato il primo intervento che ha dapprima salutato e ringraziato tutti gli intervenuti a questo importante dibattito incentrando il suo discorso sulle agenzie educative e sulla necessità di lavorare in sinergia. "Far nascere una riflessione profonda - ha affermato Candelieri – da questa serata, una sfida dell'educazione, alta e nobile, che va coniugata insieme a tutti. Stasera siamo in una singolare 'aula scolastica', l'educazione va considerata come un'azione sinergica. Istituire un tavolo con le varie agenzie educative del territorio è il mio invito. Il successo di don Puglisi nel campo educativo lo coniugherei in 4 verbi: incontrare, accompagnare, comunicare, testimoniare. Abbiamo bisogno – continua - di educatori che abbiano le 'orecchie grandi', che sappiano ascoltare, che abbiano le 'mani grandi' e che abbiano la fronte alta, limpida, pulita. Rinnoviamo il nostro impegno nel nome di don Puglisi a cui dedicheremo anche la nostra sala d'incontri. Abbiamo bisogno di buoni cristiani e onesti cittadini."
convegno su don Puglisi 3Suor Carolina Iavazzo, che è stata a fianco di don Puglisi, ha ringraziato Mons. Bertolone che si è molto prodigato per la causa di beatificazione di don Puglisi. "Certi eventi non si possono raccontare con le parole – ha esordito - una lacrima dice più di tante parole. Questa gioia vissuta sabato scorso a Palermo vibra ancora dentro di me. Chi era don Puglisi? Era una persona comune che viveva il suo impegno, che viveva nella sua opera di missionario nel quartiere Brancaccio. Non amo definirlo prete antimafia, lui voleva affermare i valori della vita, umani, morali, spirituali e del vangelo. Era una persona che aveva ben chiaro il percorso che aveva da fare. Si era impegnato a fare la lettura del territorio appena arrivato lì per creare qualcosa che andasse incontro ai bisogni di quella comunità. Era entrato nel cuore dei bisogni della gente. Iniziamo dai ragazzi diceva Puglisi perché sono più aperti al cambiamento. Acquistò un immobile e iniziò un corso di alfabetizzazione - ricorda Suor Carolina - accompagnavamo anche i bambini a scuola. Ci fu una crescita in questo quartiere, di cultura e di educazione. I bambini avevano voglia di cambiare, il centro andò avanti, era un bel laboratorio umano, si tenevano vari corsi di formazione. Lui era contento ma purtroppo c'era un controllo capillare del territorio da parte della mafia. Lui però capii che il suo lavoro era efficace, i ragazzi non erano più per strada. Non era un operatore sociale ma ciò che faceva era il frutto di una preghiera intensa, perché lui sostava molto nella Preghiera. Il suo punto fermo era Dio. Solo chi ama Dio può essere attento ai bisogni degli altri, lui credeva molto nei ragazzi. Oggi anche la Chiesa parla molto dell'emergenza educativa – conclude - noi stiamo rinunciando ad educare invece quelli che io chiamo oggi 'i figli della Nutella'. Dove sono i genitori oggi? Dove sono gli educatori? Non dobbiamo girarci dall'altra parte. Don Puglisi pur essendo controllato dalla mafia andava avanti, proseguendo nella sua missione. Io immagino la vita come un grande puzzle dove non deve mai mancare un tassello."

Dopo un intermezzo con la lettura di alcuni passi del libro "I figli del vento" scritto proprio da suor Carolina Iavazzo, e letto dai giovani dell'Istitutoconvegno su don Puglisi 4 Comprensiovo "Mario Squillace" di Montepaone e del Laboratorio di Teatro Classico del Liceo dei Salesiani di Soverato è intervenuto il prof. Giuseppe Savagnone: "Partirei da una considerazione – ha esordito - per onorare don Puglisi bisogna capire cosa ci ha insegnato e non ricordarlo e basta. I santi, i beati, diventano persone da venerare ma non devono rimanere lì fermi sugli altari. Lui era un uomo come noi, non era un eroe, il pericolo è che le nostre chiese siano luoghi dove si celebrano riti sacri e religiosi che però sono staccati dalla vita che c'è fuori. Quando il laico varca la soglia del tempio, si spoglia della sua vita quotidiana, si trasforma in un "vice-prete" (diaconi, lettori ecc.). I mafiosi – continua - fanno le feste ed i comitati per i santi, e non vorrei che un domani facciano anche quelle per don Puglisi che invece ci dice che noi non possiamo viver una fede scissa. Se lui fosse rimasto in chiesa a celebrare riti, i mafiosi sarebbero stati contenti di lui. Lui capii che la Parrocchia non è solo la chiesa ma tutto il territorio che ci sta intorno che si identifica in una comunità. Padre Puglisi non va confinato nella lotta contro la mafia, ogni cristiano, ogni prete, ogni persona ha la sua 'Brancaccio'. Solo la mafia fa queste cose? La Chiesa fa quello che ha fatto don Puglisi? Noi cristiani facciamo ciò che ha fatto don Puglisi? – s'interroga Savagnone -. Noi siamo stati battezzati, quindi siamo re, profeti e sacerdoti. È questa il modo migliore per onorare padre Puglisi che aveva l'anima di un educatore, aiutava la gente a nascere, noi spesso viviamo una vita senza essere nati. Noi come comunità cristiana riusciamo ad educare le persone? Noi educatori oggi siamo un disastro, perché non abbiamo più neanche l'attenzione a cosa significa educare. Non stiamo più con i ragazzi, che restano soli e abbandonati. I conflitti paradossalmente uniscono – conclude - perché c'è uno scambio di idee ma i figli neanche litigano più con i genitori. I ragazzi parlano tra di loro ormai, è venuta meno l'educazione, i genitori spesso sono immaturi. Il vero problema è riuscire ad accendere una luce."

convegno su don Puglisi 5Anche il Prefetto di Catanzaro, dott. Antonio Reppucci, ha partecipato con un breve intervento al dibattito: "Queste cose ce le diciamo sempre, ne parliamo quotidianamente di educazione. Poi magari diciamo che è colpa della scuola o delle varie agenzie educative – ha affermato-. Ognuno nel privato dovrebbe fare bene il proprio mestiere, questo significa crescere insieme. In giro c'è troppo disimpegno e mancanza di responsabilità. Il problema è distinguere tra mafia e mafiosità. C'è emergenza educativa ma dobbiamo fare tutti di più. Manca senso civico, responsabilità, passione."

Dopo un altro intermezzo letterario con la lettura, da parte degli studenti, di alcuni brani del libro scritto da suor Carolina, e dopo quello musicale, si è giunti all'intervento conclusivo di Mons. Bertolone: "Grazie al prof. Candelieri e a tutti quelli che hanno organizzato questo momento. Veicoliamo la testimonianza di quest'uomo, don Puglisi, non solo per pregarlo ma per imitarlo, quindi dobbiamo conoscerlo. Colgo questa occasione per ringraziare il prof Savagnone – ha affermato - che in questa causa di beatificazione ha un suo merito: nell'ottobre del 2010, gli chiesi perché fu ucciso don Puglisi, qual era il suo rapporto col magistero. Le sue risposte giuntemi il primo gennaio del 2011 sono state fondamentali. È interessante il titolo di questo convegno, don Puglisi non si è fatto 'i fatti suoi'. Tutto ciò che ha detto suor Carolina – continua Bertolone - è il fondamento di don Puglisi. Credenti, coerenti, credibili. Le tre C affianchiamole alle tre P. Si diventa coerenti quando si è liberi da tutto. Padre Puglisi era ricco di cultura, coerente, non si è fatto 'i fatti suoi' nel senso più bello del termine. La nostra società è sfaldata perché ognuno si fa 'i fatti suoi', siamo un insieme di individui ma non una comunità. Quanto impegno mettiamo per far sì che ciò che l'abito contiene sia pure bello? – si domanda il Vescovo -. Guardiamo al bene comune e smettiamola di lamentarci sempre. I piccoli atteggiamenti di prepotenza e prevalenza che sono presenti in ognuno di noi non vanno bene. Dico che c'è inconciliabilità tra vangelo e mafia. Devo formare il credente ad un senso vero, civico e cristiano prima di fare un decreto per quanto mi riguarda. Così come nei comitati festa come fece don Puglisi. La beatificazione è un sigillo ulteriore, la Chiesa ha preso coscienza, si deve fare di più, si può fare di più, ma è compito di tutti i credenti. Sono piccole cose ma facciamole con i fatti e non con le parole. Ai giovani dico che vale la pena sognare e lottare per gli alti ideali civili e cristiani – ha concluso - cercando di essere coerenti nelle nostre azioni e nel rispetto verso gli altri. Vorrei che il sorriso fosse il pane del cuore per tutti."

Pietro Mosella

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