Il poeta "squillacese" Peppino Scalzo
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Il poeta "squillacese" Peppino Scalzo

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Peppino ScalzoSQUILLACE - "Novarese di nascita, squillacese d'adozione", così ama definirsi Peppino Scalzo, stimato professore all'istituto comprensivo di Squillace. A lui la radiotelevisione della Svizzera italiana ha dedicato una puntata di "Poemondo, ed è subito poesia", una trasmissione radiofonica, con estensione multimediale, alla ricerca di talenti italofoni nel mondo. Gli argomenti principali dei suoi versi sono: la riscoperta dello stupore ("svegliato da una manina sulla guancia, mentre la mattina batte i suoi rintocchi e da un piccolo ginocchio sulla pancia che spinge, per aprirmi gli occhi"); l'amore per la propria terra ("appoggiato alla ringhiera arrugginita d'un lungomare dimenticato in un'antica terra ferita che nessuno ha mai riscattato"); la pressione comunicativa condizionante ("svelare se stessi è una contesa con chi assoggetta il pensiero e vuol allentare la tua presa perché l'io ricada nel mistero"); la grandezza dei bambini ("i bambini alzano le mani, non la voce anche quando il fato è avverso e con i palmi aperti a croce reggono da soli l'universo") e la pericolosità della tecnica moderna ("la tecnica non ha scopo né distingue il bene e il male, produce quel che viene dopo per uccidere quello ch'è attuale"). Non sempre modernità diventa sinonimo di civiltà ed il poeta, a suo modo, suona la campana. Peppino Scalzo ha pubblicato, con l'editore "Pellegrini" di Cosenza, tre interessanti volumi: "Storia delle prime missioni salesiane in Patagonia", "Il silenzio nella Certosa" e "La tortora e la colomba", che considera il suo capolavoro, un volume interamente in versi, che riflette ed invita a riflettere sulle vicende giudiziarie subite da Enzo Tortora e sul dolore individuale che diventa dolore universale. Amico dei giovani, lo scrittore e docente si occupa, nel tempo libero, di "teatro per ragazzi come metodo preventivo dei disagi adolescenziali" ed è considerato, da chi lo conosce, una persona tanto valida e meritevole, quanto umile e silenziosa. Portare la poesia nei teatri rimane la sua principale ambizione; per questo ha avviato il progetto con due serate al "Teatro Sales" di Milano, nello scorso mese di settembre, con ingresso gratuito. «La gente presente ad uno spettacolo di poesia – afferma - è poca; manca la notorietà dell'artista e della sua arte, manca la rete informativa e l'attrattiva necessaria a cancellare l'idea d'una serata lenta e noiosa; per questo motivo l'affluenza delude le aspettative. Coloro che scelgono di assistere, però, partecipano allo spettacolo e se ne vanno commossi e contenti. La poesia non vuole insegnare nulla, vuole solo invitare chi ascolta a cogliere qualche verso e ad elaborarlo, perché sia da stimolo alla riflessione personale. La poesia ha, dunque, una valenza socratica, non riempie l'altro di sé ma sollecita il parto dell'idea. Seppur per poco, la poesia frena l'affluenza e l'aggressività della comunicazione esterna e rende più forti, più vivi e più veri». Dal prossimo mese di gennaio, Peppino Scalzo proporrà il suo spettacolo a Roma, nello splendido teatro salesiano "Don Bosco", sito nel cuore di "Cinecittà", ma spera che anche le istituzioni calabresi vogliano accogliere con benevolenza il suo proposito e la sua poesia.

Carmela Commodaro

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