Un posto al sole anche per chi è in difficoltà
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Un posto al sole anche per chi è in difficoltà

soveratomare2014SOVERATO - La parola disabile non la amo particolarmente, ma mi occorre utilizzarla per rendere al meglio la tesi che mi preme sostenere in tale articolo. So bene che spesso si confonde la disabilità con l’handicap e che non di rado si confonde quello che può essere un disturbo con la disabilità, tuttavia, per sgomberare il campo dagli equivoci vorrei che il lettore pensasse a tutte quelle persone che versano in una condizione di difficoltà, che non si possono definire normodotati e poco importa se per una disabilità, un Handicap o un disturbo.

Non è questa la sede per precisare le differenze e tediare con delle definizioni precise; è invece la sede per riflettere sul fatto che orami la disabilità è sempre più studiata e che è cresciuta la sensibilità di determinate istituzioni rispetto a essa e penso in particolare alle scuole che si sono dotate di risorse umane e materiali, di norme e regolamenti atti a favorire l’inclusione delle persone con disabilità, ma anche delle persone che, in generale, presentano delle difficoltà.

Non si può dire la medesima cosa per quanto concerne altri enti e istituzioni nelle quali, purtroppo, spesso opera la genia di politicanti e affini, di assessorucoli e dirigenti che fanno dell’improvvisazione il criterio guida di ogni politica culturale in seno alla quale dovrebbero dispiegarsi le cosiddette “politiche sociali”. Un‘improvvisazione che tuttavia non deve e non può meravigliare se si pensa che molti politici e amministratori si sono improvvisati tali e allora, a parole, si presentano come i paladini dei diritti dei più deboli, come i più strenui difensori dell’inclusione dei soggetti con disabilità, ma nei fatti non muovono un dito per rimuovere le tante barriere, non solo architettoniche, che ostacolano l'inclusione. Ho notato che, invece, è cresciuta la sensibilità dei privati cittadini e degli operatori commerciali anche a Soverato, che sempre più si preoccupano di offrire servizi che possano agevolare le persone con disabilità, ma ancora molto - a mio avviso - resta da fare e qualcosa si può e si deve fare sin da subito.

Ho notato che sempre più sulle spiagge soveratesi si ritrovano persone con disabilità e questo è un buon segno perché vuol dire che non si ha più il timore di portare fuori di casa tali persone e che si è sempre più convinti che debbano fruire delle stesse opportunità dei cosiddetti normodotati. Il mare poi, non può che far bene ed è giusto che anche loro se lo godano, ma mi è capitato di notare che delle persone con disabilità, magari con difficoltà di deambulazione, si trovino relegate in quarta o quinta fila in taluni stabilimenti balneari della città e che debbano fare un certa fatica per percorrere quel tratto di spiaggia che le separa dalla battigia e dalle acque nelle quali hanno il diritto di immergersi o semplicemente di rinfrescarsi, pertanto mi rivolgo al sindaco e non alla genia di politicanti e affini, sindaco che conosco come persona perbene e assai sensibile a determinate tematiche, per chiedergli di avanzare una proposta a tutti i gestori di stabilimenti balneari della città : che riservino un ombrellone in prima fila per le persone con disabilità o con difficoltà.

Lo so che è poca cosa, ma potrebbe essere il segno di una sensibilità da parte di una città che da sempre è votata all’accoglienza, il segno di un cambiamento che preannuncia, e qui siamo nell’utopia, una svolta nella maniera di intendere le politiche culturali, segno della capacità di andare oltre le carnevalate, i proclami propagandistici, le notti colorate ...

A. Pellegrino

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