La Ciclostaffetta della Pace nell’Italia dei motori arriva a Soverato
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La Ciclostaffetta della Pace nell’Italia dei motori arriva a Soverato

CICLOSTAFFETTA PACE PIAZZA PLEBISCITOSiamo partiti in 45 da Roma che ancora era buio, abbiamo cercato di uscire dalla città prima del sorgere del sole per evitare il traffico e macinare i primi chilometri in tranquillità: l’obiettivo di raggiungere Napoli in giornata richiedeva di dosare bene le forze. Persone con bici di tutti i tipi, bagagli di tutti i pesi e abbigliamenti di tutte le risme: una variopinta carovana-a-pedali che non è passata inosservata e ha attraversato indenne strade come l’Ardeatina e l’Appia dove ogni giorno i limiti di velocità vengono bellamente ignorati dai mezzi a motore e a maggior ragione di sabato mattina senza traffico. La proverbiale solidarietà tra ciclisti, spesso romanzata, in questa occasione l’ho davvero toccata con mano: nella condivisione del cibo portato da casa, nel darsi il cambio davanti per tirare il gruppo, nel tornare indietro a vedere perché un compagno di viaggio si stava attardando, nel riparare insieme le forature e i piccoli inconvenienti meccanici. La Ciclostaffetta della Pace – che è ancora in corso e che arriverà a Riace domenica 24 febbraio – è la dimostrazione che con le giuste motivazioni si possono letteralmente scalare le montagne, perché forse si potrà anche smantellare un modello di accoglienza non in linea con il governo ma non si possono arrestare le idee di fratellanza che lo sostengono. Soprattutto se vanno in bicicletta. Sulla Fettuccia di Terracina la presenza costante di camion e il rettilineo infinito fino al mare, con pochi punti di riferimento, mi hanno messo a dura prova: ma grazie a chi mi pedalava intorno sono arrivato sano e salvo alla Cooperativa dei Pescatori dove abbiamo mangiato e brindato con una bottiglia di vino rosso “Staffetta” della Brigata Preneste (un’altra sta viaggiando verso Riace e sarà stappata all’arrivo, ndr). A un certo punto ho sbagliato strada tirando dritto e quando me ne sono accorto era troppo tardi per tornare indietro: ho continuato sull’Appia in direzione Itri anziché prendere la Flacca per Sperlonga, invece della Litoranea mi sono ritrovato a salire per 8 chilometri allungando di quasi 5 e con un dislivello positivo aggiuntivo di oltre 400 metri, che con 100 chilometri e più nelle gambe non è stato facilissimo. Ma mantenendo il mio ritmo e con le giuste pause per rifiatare sono riuscito ad arrivare a Formia e prendere il treno regionale per Napoli. Sono comunque arrivato a fare 150 chilometri in giornata con la bici carica, ho superato i miei limiti. A Napoli ci siamo ritrovati tutti a cena – quelli che si erano staccati prima e dopo di me lungo il percorso per continuare in treno e soprattutto quelli che l’avevano pedalata tutta e che sono arrivati direttamente in bici al ristorante sul Lungomare davanti a Castel dell’Ovo, quasi alle 21:30 – ed è stato bello condividere quel momento di convivialità dopo una giornata così densa di emozioni. La domenica mattina si è aperta con un caffè e una sfogliatella, dopo un ricco sonno ristoratore: la tappa per Salerno di circa 60 chilometri è partita da Piazza del Plebiscito e ci siamo addentrati per l’hinterland percorrendo la SS18, attraversando zone degradate ma anche i centri storici di Portici, Ercolano e Torre del Greco dove la costante era comunque la presenza pervasiva di mezzi a motore. Pedalare sull’asfalto sgarrupato e sui basoli vesuviani ha messo a dura prova la tenuta della mia bici da viaggio che però si è comportata egregiamente: grazie ai 220 chilometri macinati in questi due giorni ho scoperto che ridurre il bagaglio all’osso è sicuramente cosa buona e giusta e che per un weekend il bikepacking è più che sufficiente (ne farò tesoro per i prossimi viaggi brevi). La leggera salita costante fino a Cava de’ Tirreni – dopo aver attraversato Pompei, Angri, Pagani e Nocera – ci ha portato alla discesa verso Vietri sul Mare: una fila ininterrotta di automobili, ferme, creava traffico per poter entrare da un lato in Costiera Amalfitana e dall’altro a Salerno mentre noi in bicicletta sfilavamo senza problemi tra lo stupore e l’invidia degli automobilisti bloccati nell’ingorgo creato da loro stessi. Sembrava la scena di uno spot “pubblicità progresso: usa la bici” e invece era soltanto la Ciclostaffetta che pedalava nel caos di una domenica bestiale-in-auto come le altre. E chissà che qualcuno di quelli chiusi in auto che ci ha visto dal finestrino non abbia avuto la voglia di cambiare le proprie abitudini e inforcare la bici più spesso... Io poi sono rientrato col treno di notte a Roma, ma la calata in sella verso Riace sta proseguendo e ieri la ciclocarovana ha raggiunto Agropoli Nell’Italia dei motori questa carovana di biciclette si sta muovendo verso Sud, rompendo gli schemi e dimostrando che spostarsi pedalando è il modo più bello, colorato, pulito e rivoluzionario che possa esistere: buona strada vecchi e nuovi compagni di viaggio, non è che l’inizio.

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