Stalettì, doppia festa per il Santo Patrono e per i 16 anni di sacerdozio del parroco
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Stalettì, doppia festa per il Santo Patrono e per i 16 anni di sacerdozio del parroco

don roberto corapiSTALETTI’ - Festa del patrono San Gregorio Taumaturgo, a Stalettì, nel segno della comunione e del ringraziamento per il dono del sacerdozio, per il 16° anniversario dell’ordinazione sacerdotale dell’arciprete don Roberto Corapi. Convento gremito di fedeli, giunti anche dalle zone limitrofe, con il sindaco Alfonso Mercurio, che ha consegnato la chiave della città al santo. Subito dopo ringraziamento ai Frati Minori, rappresentati da padre Giovanni, ai 15 sindaci del comprensorio, ai rappresentanti politici regionali e provinciali e all’arciprete don Roberto. Mercurio si è rivolto al parroco con parole affettuose, augurando «un buon cammino sacerdotale in mezzo a noi, che abbiamo bisogno di voi, guida sicura e gioiosa, di pastore che sta in mezzo alla gente». «La consegna della chiave - ha poi spiegato don Roberto - è la consegna della nostra comunità a San Gregorio, che vuole aprire la porta del nostro cuore. Spalanchiamo le porte a Gesù sempre». Padre Giovanni, rappresentante dei Frati Minori di Catanzaro, nel corso dell’omelia, ha voluto ribadire l’amore che dobbiamo avere per Gesù sempre, «un amore che ti dà la possibilità di perdonare: senza amore, non c’è perdono». Poi rivolto ai sindaci, ha sottolineato il servizio, dono per stare in mezzo alla gente che ha bisogno. Anche padre Giovanni ha voluto augurare a don Roberto ogni bene nel Signore nel 16° anniversario di sacerdozio. Don Roberto, al termine, ha ringraziato il sindaco Mercurio, l’amministrazione comunale, i sindaci presenti, i rappresentanti politici, i carabinieri di Gasperina, i confratelli e i suoi genitori. «Il 16 novembre 2002, alle ore 17,40 – ha affermato - mentre voi eravate qui ad onorare San Gregorio, io ero nella cattedrale di Catanzaro, prostrato a terra nell’ordinazione sacerdotale. San Gregorio dopo un anno mi ha voluto qui a Stalettì per guidare questo popolo che amo».

Carmela Commodaro

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