Addio al giovane Suhel, ospite dell'ex Sprar di Squillace di Fondazione "Città Solidale"
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Addio al giovane Suhel, ospite dell'ex Sprar di Squillace di Fondazione "Città Solidale"

suhel«Veniva dall’altra parte del pianeta, aveva un diverso colore della pelle, parlava un’altra lingua, aveva abitudini assolutamente diverse dalle nostre, ma tutti lo abbiamo considerato nostro figlio». Il dottor Giuseppe Raiola, direttore della Pediatria dell'azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro ricorda così Suhel, il giovane ospite dello Sprar di Squillace, venuto dal Bangladesh, che ha avuto in cura nel suo reparto. Suhel è morto oggi dopo una lunga malattia, un male incurabile che non gli ha dato scampo. «La storia, la bellissima e tristissima storia di Suhel – ricorda Raiola - ha fatto sì che si rinnovasse la bellezza e la ricchezza della nostra società, una società, nonostante tutto, in cui ancora prevalgono sentimenti di compassione e di condivisione. Suhel il 21 giugno aveva compiuto18 anni, il suo ultimo compleanno, nel nostro reparto; fu una bellissima festa, in cui per qualche ora tutti noi ci sentimmo realmente cittadini del mondo. A festeggiare Suhel vi erano ragazzi della stessa età dei nostri figli, provenienti da tutto quel mondo “povero”, spesso vissuto come fastidioso, invadente». Suhel è stato ospite dell’ex Spar “Il Vivarium” di Squillace, della Fondazione “Città Solidale”. E proprio grazie all’impegno della Fondazione, dello stesso dottor Raiola, del Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, del Presidente del Tribunale dei Minori di Catanzaro, Teresa Chiodo e dal Lions Catanzaro Host, Shuel è riuscito a realizzare il suo desiderio, quello di riabbracciare la sua mamma, fatta giungere in Italia dal Bangladesh. Per “Città Solidale” è un giorno triste e doloroso per la scomparsa di quello che veniva definito “un piccolo guerriero”. La sua storia lo accomuna al destino di tanti altri che arrivano in Italia nella speranza di un futuro migliore: sin da piccolo ha lavorato nei campi, un lavoro faticoso che però gli consentiva di essere un aiuto prezioso per la sua famiglia. Arrivato il sedicesimo anno di età, si è posta davanti al piccolo grande uomo la difficile scelta di rimanere e proseguire un’esistenza di stenti, oppure partire per un posto lontano dove poter tentare la sorte e rendere così dignitosa la sua vita e quella della sua famiglia, a partire dalla condizione socio-economica. Un viaggio lungo, costellato di mille peripezie e sofferenze, soprattutto durante il periodo vissuto in Libia; momenti difficili superati con forza e coraggio fino al punto di sfidare anche la morte nel canale di Sicilia. La determinazione di un guerriero racchiusa in un corpo esile e gentile che hanno reso Suhel unico agli occhi di tutti. Durante i pochi periodi di permanenza in struttura a Squillace, Suhel si è dimostrato desideroso di integrarsi. Ha regalato intorno a sé i valori dell’umiltà e dell’amore verso il prossimo, la forza e la tenacia del combattente, la speranza alla quale si è aggrappato per lunghi e faticosi mesi. Anche nei momenti difficili della malattia, il suo sorriso e le sue parole hanno scritto una pagina importante per tutta la Fondazione Città Solidale, in particolare per gli operatori che lo hanno seguito fino all’ultimo giorno, ma anche per quella parte della città di Catanzaro che, in qualche modo, e magari a tratti, lo ha seguito, sostenuto, accompagnato e, soprattutto, ammirato.


Carmela Commodaro

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