Stalettì, la chiesetta bizantina di loc. "Panaja" di Caminia
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Stalettì, la chiesetta bizantina di loc. "Panaja" di Caminia

chiesetta panaja caminiaSTALETTI’ - I resti di una chiesetta bizantina, alle spalle della spiaggia di Caminia di Stalettì. E’ ciò che si può ammirare dopo gli scavi effettuati nella zona. Un pezzo di storia e civiltà di una terra meravigliosa venuto alla luce grazie alla battaglia portata avanti da Domenico Condito, studioso locale, già assessore comunale alla cultura. Alcuni anni fa Condito aveva lanciato un “Sos” ai cittadini finalizzato a salvaguardare e tutelare l'area archeologica di località “Panaja” di Caminia. Un appello recepito dai consiglieri comunali Gregorio Aversa e Alfonso Mercurio, i quali, ciascuno per la propria competenza, si sono attivati per tutelare e salvaguardare un’area di grande importanza ambientale e archeologica. Ed anche il deputato del M5S Paolo Parentela, condividendo quelle intenzioni, aveva presentato un’apposita interrogazione parlamentare al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. La Soprintendenza archeologica della Calabria ha poi recepito le segnalazioni impartite dal ministero. Successivamente l’intervento dell’amministrazione comunale stalettese, guidata dal sindaco Concetta Stanizzi, si è concretizzato con l’approvazione di una variante del progetto finanziato tramite i fondi “Pisl”, in corso d'opera, per un saggio di scavi archeologici. Grazie a questi scavi, dunque, è possibile ammirare i resti di una chiesetta bizantina nel luogo in cui si trovava un approdo marittimo che serviva il “castrum”. Il toponimo della località “Panaja” (cioè “tutta santa”) indica una dedicazione alla Madonna. Un’indagine scientifica d’emergenza è stata effettuata nel 1991: da tale intervento è stato possibile individuare una piccola abside semicilindrica orientata a nord-est, impostata su un precedente muro di grande spessore, realizzato in granito. L’ipotesi è che la chiesetta facesse parte dei possedimenti del monastero di San Martino, donati nella seconda metà dell’XI secolo dal gran conte Ruggero di Calabria e Sicilia all’abbazia benedettina di Mileto, e che sia da identificare con la chiesa di S. Maria de Tavermonte (Montauro), donata dalla stessa abbazia della Trinità al vescovo di Mileto nel 1181. Ciò ha permesso poi di identificare questa chiesa con quella di S. Maria di Panagia, elencata nel 1310 tra le chiese dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.

Carmela Commodaro

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