Massoneria e antimafia, Arturo Bova: «Inaccettabile la posizione di Bisi»
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Massoneria e antimafia, Arturo Bova: «Inaccettabile la posizione di Bisi»

Arturo BovaNon ha certo bisogno di una difesa d’ufficio la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, ma non si può tacere davanti all’arroganza e all’attacco allo Stato da parte dei vertici della massoneria. Perché le parole pronunciate da Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi, non sono altro che un attacco al lavoro portato avanti con coraggio dalla commissione parlamentare, magistralmente guidata dall'on. Bindi». È quanto scrive in una nota l’on. Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria in merito alle dichiarazioni pubbliche rese lunedì scorso a Crotone dal Gran Maestro del Goi Stefano Bisi. Sorprende - continua Bova - che Bisi sottolinei come secondo lui la Commissione, nella sua relazione finale, abbia partorito un topolino anziché domandarsi del perché la massoneria troppo spesso sia finita al centro della cronaca perché deviata o infiltrata dalla criminalità organizzata. Le dichiarazioni di Bisi, riportate dal Quotidiano del Sud, hanno il sapore amaro della resa, quasi dell'accettazione della presenza all’interno della propria organizzazione di chi è contiguo se non addirittura organico alla criminalità. Nessuno attacco è stato messo in atto da parte della Commissione parlamentare antimafia, né dai tanti giornalisti coraggiosi, né da parte degli stoici pubblici ministeri che hanno volto il loro sguardo alla commistione perversa tra mafia e massoneria deviata. Anzi – riprende il presidente -, chi cerca di far luce sui legami tra mafia e massoneria deviata, lo fa essenzialmente per rendere un favore alla stessa massoneria, alla sua immagine, alla sua storia e ai suoi ideali che, anche ove non condivisi come nel mio personale caso, sono nobilissimi e, sia pure da un diverso angolo di visuale, ambiscono ad un mondo giusto e migliore. Dunque, ben avrebbe fatto Bisi a plaudire al lavoro encomiabile e unico nella storia del nostro paese, svolto sapientemente e in maniera equilibrata dalla Commissione presieduta dall'on. Bindi. E, soprattutto, ben avrebbe fatto ad offrire la propria collaborazione affinché l'indagine della Commissione potesse dispiegarsi in tutta la sua portata e efficacia, anziché opporre un sibillino quanto maldestro segreto "interno". Ricordo a Bisi che in Italia, l'appartenenza a qualsivoglia organizzazione, non esime nessuno dal rispetto delle regole di convivenza civile dettate dal nostro ordinamento giuridico. Nessuno Statuto o regolamento interno potrà mai sottrarre i partecipanti di un'organizzazione dal rispetto delle leggi dello Stato. Nessuna organizzazione, sia essa massonica o non, potrà mai anteporre in un rapporto di predominanza gerarchica, le proprie regole interne alla Legge dello Stato. Tutti siamo liberi di organizzarci nelle forme che più preferiamo, con un solo limite: il rispetto della Costituzione e delle Leggi italiane. Non è accettabile – conclude Arturo Bova - che, per il solo fatto di riunirsi sotto un simbolo che garantisce segretezza, politici, imprenditori e professionisti vengano in contatto con appartenenti alla criminalità organizzata. Ancor di più non è accettabile che tra essi si crei un vincolo di fratellanza. Ne consegue che è inaccettabile che la massoneria non faccia pulizia al proprio interno, non denunci i tentativi di infiltrazione, non ripudi, non solo a parole ma con fatti e comportamenti concreti, la criminalità organizzata. Lo dico da presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria che ha dedicato una seduta della Commissione regionale proprio ai rapporti tra mafia e massoneria deviata e che ha, lo dico con orgoglio, dato un contributo notevole al successivo lavoro della Commissione parlamentare antimafia. Non si tratta più di dover rispettare la segretezza di un’associazione, qui siamo al limite con l’omertà e la connivenza, due concetti di cui la Calabria deve liberarsi in fretta. Bisi collabori con chi combatte la mafia. Lo deve alla dignità dei tanti massoni perbene che quotidianamente si spendono per la legalità e per il primato dello Stato.

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