Il Criti...Catoio: Ermeneutica elettorale
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Il Criti...Catoio: Ermeneutica elettorale

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Riprendono le pubblicazioni del "Criti...Catoio", rubrica a cura del Prof. Antonio Pellegrino, volutamente sospesa nel periodo elettorale, per correttezza verso tutte le parti in campo. Buon Criti...Catoio

Ermeneutica elettorale

Elezioni in archivio: bella vittoria di Ernesto Alecci sostenuto dalla strana coppia, che però funziona, Pd – Ncd. Ottima prestazione dei ragazzi euforici, lista Gagliardi sostanzialmente stabile e sonora sconfitta di Francesco Manti a cui va riconosciuto l'onore delle armi, nonché il coraggio d'essersi messo in gioco o, se volete, d'essere sceso in campo! Fin qui tutto chiaro, tutto lapalissiano, ma uno sforzo ermeneutico si può tentare, per cercare di cogliere quel dato che magari c'è, ma non si vede, che non è proprio evidente. Le elezioni le ha vinte di sicuro il Nuovo Centro Destra, considerando le performance di alcuni candidati a esso riconducibili, ma le ha vinte anche il Pd e non solo perché è il partito a cui è iscritto il sindaco neo eletto, ma anche perché il segretario del Pd, che eletto non è stato, ha comunque dato un bel contributo alla vittoria della coalizione, ed è fra coloro che hanno sollecitato la candidatura di Ernesto Alecci, e difeso l'accordo con il Nuovo Centro Destra, collaborando fattivamente all'allestimento di una compagine che pochi, all'inizio, davano vincente. Le ha vinte Vincenzo Giorla, che ha fatto un passo indietro, dopo essere stato indicato come candidato a Sindaco ideale dal circolo Pd di Soverato, per dare spazio ad Alecci e spendendosi in prima persona nella campagna elettorale: un signore! Le ha vinte una buona parte della mia generazione e di quella di Ernesto, guai infatti a pensare che il risultato possa essere ridotto alla sommatoria dei voti dei candidati, perché dietro quei voti c'è l'impegno di molti ragazzi (o quasi) fra i trenta e i quaranta anni, che senza nulla a pretendere e senza secondi fini, si sono spesi con l'entusiasmo che mancava da un po' di tempo, senza mai scadere nella faziosità e nella trivialità della politica locale, senza mai osare, senza mai perdere la dignità: non abbiamo portato a votare chi non poteva o non voleva, chi era vecchio e stanco. Non abbiamo mai offeso o deriso un avversario, mai una parola o anche un semplice motto boccaccesco contro Manti o uno dei suoi candidati. Le elezioni le hanno perse altri, oltre a Manti e ai suoi: le ha perse la sinistra sessantottarda e ormai sessantenne, quella che con la solita puzza sotto il naso ha schifato – come sempre - tutto e tutti, e nella fase di confronto, preliminare a ogni elezione, si è reclusa nello splendido isolamento molto snob e anche un tantino pilatesco, per poter poi lanciare le solite prediche savonaroliane e piagnone, intrise di moralismo puritano, contro noi tutti che avevamo deciso di intraprendere un percorso con i moderati "impuri"; eppure, in passato, la stessa sinistra non ha esitato, per racimolare qualche voticino, a imbarcare monarchici, conservatori e personalità non certo in odore di santità. Del resto si sa che i moralisti son spesso clementi con loro stessi e inflessibili verso gli altri! Le elezioni le hanno perse i notabili, tutti coloro che han pensato di equiparare il consenso a una rendita fissa, come se gli elettori fossero una proprietà. I soveratesi, questa volta, hanno deciso di porre fine al feudalesimo o a ciò che di esso rimaneva! Tuttavia, chi ha perso veramente le elezioni non sono stati gli avversari, a cui – lo ripeto – bisogna riconoscere l'onore delle armi – bensì i soliti ignavi, coloro che da lunedì sera si accompagnano ad Ernesto, ma che prima, durante la campagna elettorale, non si son visti, per poi ricomparire nel pieno dei festeggiamenti. Non è difficile individuarli, passandogli accanto sentirete un effluvio greve promanare dai loro pori: è il puzzo rancido della viltà!

Prof. Antonio Pellegrino

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