Il Criti..Catoio: Generazione di fenomeni
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Il Criti..Catoio: Generazione di fenomeni

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Parte la nostra nuova rubrica "Il Criti..Catoio", curata da Antonio Pellegrino, che, come già avevamo anticipato (leggi), vuole essere un "catoio" virtuale, capace di ospitare voci critiche, o – se volete – critiche da catoio (sempre nell'accezione più nobile del termine) critiche capaci di scatenarne altre o di innescare delle contro critiche ... non si disdegnano espressioni gergali e dialettali, neanche termini popolari, purché non si scada nella trivialità e nell'onta alla persona, purchè ci si mantenga nel solco del civile confronto o tenzone. Per interagire con "Il Criti..Catoio" potete mandare direttamente, previa registrazione a soveratiamo.com, i vostri interventi sul tema proposto, oppure inviarli a info@soveratiamo.com. Il tema su cui intervenire verrà, di volta in volta, avviato da un breve pezzo del curatore e sullo stesso, potrà aprirsi il dibattito, il confronto, la tenzone... una sola condizione: non si accettano gli interventi anonimi ... l'anonimato, reca speso il puzzo della viltà. Buon Criti..Catoio.

GENERAZIONE DI FENOMENI

Qualche generazione è decisamente venuta meglio di altre .... La mia non proprio! Mi riferisco alla generazione cresciuta negli anni '80 e nata nel decennio precedente, capace di muovere serie e, spesso, sacrosante critiche alle generazioni precedenti, soprattutto, a quella dei propri genitori, ai sessantottini tanto orgogliosi della loro rivoluzione e sempre pronti a rivendicare l'appartenenza a una generazione che ha fatto la storia e che ci ha servito su un piatto d'argento tante libertà di cui abbiamo potuto godere, grazie alle loro lotte. Una generazione che ha fatto dell'impegno una parola d'ordine. La mia generazione, tanto per essere originale, ha puntato tutto sul disimpegno e ha sposato l'individualismo, il rampantismo e l'egotismo che si sono imposti proprio negli anni '80... ascoltavamo ancora Gaber e ripetevamo a squarcia gola che la libertà è partecipazione, ma non avevamo forse già allora nessuna intenzione di applicare il ritornello. La mia è la generazione che ha fatto dell'emigrazione un must, una pratica iniziatica per entrare a far parte di un'aulica schiera, che ha vissuto il privilegio di lasciare il borgo natio, al quale è d'obbligo far ritorno per le ferie pagate (dai genitori), ma sempre deprecando un po', segnalando l'arretratezza e gli atavici disservizi, il tedio che pervade le giornate e ... mai un accenno, però, a un possibile impegno in prima persona, per cercare di migliorare le cose, mai una riflessione critica circa le proprie responsabilità. La critica circa la pratica amministrativa non manca, non è mai mancata, ma segue all'esercizio del voto (non pochi miei coetanei vivono fuori, ma risiedono ancora a Soverato) spesso disinvolto, distratto o eseguito secondo i dettami della famiglia, senza troppo badare alle conseguenze ... non si può dimenticare che la mia generazione ha dato un serio contributo per l'elezione di alcuni nostri coetanei che avrebbero dovuto rappresentare il nuovo, "i giovani" e hanno invece ostentato da subito gli stessi vizi dei "vecchi" e una pochezza ancor più marcata, un'etica più disinvolta e un'incapacità lapalissiana ....ai posteri non rimane nemmeno una proposta degna di questo nome, ascrivibile a tale genia di persone, non un'idea che si possa far discendere dal loro bagaglio culturale che .... è parso subito assai leggero. La mia generazione ha dalla sua la coerenza (a Cesare quel che è di Cesare) e infatti, continua, anzi persevera nel disimpegno... per le prossime elezioni amministrative, infatti, tutto tace per quanto riguarda i "fenomeni", non un accenno e men che meno un contributo... figurarsi poi l'impegno, che non necessariamente deve coincidere con la militanza politica o con la candidatura, ma potrebbe concretarsi in contributi critici, con l'interessamento per le sorti del borgo natio, in una parola, con la partecipazione. Tuttavia, è anche vero che è difficile pensare all'impegno e alla partecipazione di una generazione che non ha mai dimostrato grande capacità di aggregazione, che non ha luoghi fisici di incontro, culturali, sociali .... è una generazione di monadi. Eppure per molti miei coetanei, l'amore per Soverato è fuori discussione, l'attaccamento alla propria città viene declinato in tutte le coniugazioni possibili, ma sempre nell'ambito di una relazione, come si diceva da giovani, senza impegni ... della serie: fora do meu duva cogghia cogghia.

Prof.Antonio Pellegrino

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