Il Criti..Catoio: Ginestre e Giunchi
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Il Criti..Catoio: Ginestre e Giunchi

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Secondo appuntamento con la nostra nuova rubrica "Il Criti..Catoio", curata da Antonio Pellegrino, che, come già avevamo anticipato, vuole essere un "catoio" virtuale, capace di ospitare voci critiche, o – se volete – critiche da catoio (sempre nell'accezione più nobile del termine) critiche capaci di scatenarne altre o di innescare delle contro critiche ... non si disdegnano espressioni gergali e dialettali, neanche termini popolari, purché non si scada nella trivialità e nell'onta alla persona, purchè ci si mantenga nel solco del civile confronto o tenzone. Per interagire con "Il Criti..Catoio" potete mandare direttamente, previa registrazione a soveratiamo.com, i vostri interventi sul tema proposto, oppure inviarli a info@soveratiamo.com. Il tema su cui intervenire verrà, di volta in volta, avviato da un breve pezzo del curatore e sullo stesso, potrà aprirsi il dibattito, il confronto, la tenzone... una sola condizione: non si accettano gli interventi anonimi ... l'anonimato, reca speso il puzzo della viltà. Buon Criti..Catoio.

Ginestre e giunchi

La Ginestra è un fiore particolare, amato e cantato dai poeti e in particolare dall' immenso Leopardi che lo ha innalzato a simbolo della pietas, della consolazione, per l'uomo, al cospetto dell'arido vero offerto dalla natura matrigna; a simbolo della dignità umana, simbolo dell'uomo che non si piega, non implora, ma affronta con lucidità la natura, partendo dalla consapevolezza del proprio destino per rintracciare nella solidarietà il valore fondante dell' esistenza.
Per affrontare argomenti di tale levatura Leopardi ha scelto non a caso la ginestra, perché questo fiore ha la particolarità di crescere laddove tutti gli altri fiori non potrebbero, di attecchire nel deserto, di sbocciare sulle nere aridità vulcaniche, di resistere, insomma, a ogni condizione avversa, a ogni clima estremo, a ogni calamità o evento funesto. Dante, invece, nel purgatorio cita il Giunco come simbolo di umiltà, pianta umile capace di resistere a ogni avversità proprio per la sua capacità di piegarsi, ma senza mai spezzarsi.
Possiamo asserire, senza tema di smentita, che a Soverato non sono poche le ginestre e i giunchi, meno nobili e letterari, per nulla poetici, ma sicuramente politici: si tratta però di giunchi e ginestre particolari perché in molti casi hanno creato il deserto, per poter mettere alla prova la loro capacità di resistenza.
Qualcuno dovrebbe studiare tali rari esemplari e l'occasione delle ormai prossime amministrative è ottimale, perché pare che in molti di coloro che hanno creato il deserto (non poetico, bensì reale) a Soverato siano pronti a dare prova della loro secolare resistenza, della loro capacità di piegarsi senza mai spezzarsi, della loro versatilità che li rende sempre candidabili (da se stessi) anche a costo di dar vita a una lista sul limitare della scadenza della presentazione, magari raffazzonata, incompleta e con un nome (viva l'originalità!) che comprenda "Soverato" magari seguito da un aggettivo, da un avverbio o da un sostantivo, anticipato da un verbo, con tanto di logo che richiami le bellezze della perla dello Ionio. Di certo, nel corso del tempo, molti giunchi e ginestre hanno perso un pò di smalto, non hanno più il ciuffo ondulato, qualcuno ha il capello scarmigliato, qualche altro non lo ha più (il capello ovviamente) o mostra praterie di stempiatura; qualche oca starnazza ancora, ma senza più gli acuti di un tempo, qualche galletto è meno pettoruto e qualche ex sessantottardo ha perso l'eloquio di un tempo, ma resistono, si piegano, non si spezzano. Giunchi e ginestre son sbocciati a destra come a sinistra, taluni sono sbocciati, poi quello della collocazione è sempre stato per loro un problema secondario. Propongo la formazione di nuclei speciali: I NAG ( nuclei anti candidature giunchi e ginestre) nuclei trasversali, bipartisan, capaci di convincere giunchi e ginestre a desistere, per il bene di tutti; niente sangue, né azioni violente, ma inviti pacati per un caffè intorno al quale cercare di persuadere i perenni candidati che esistono, cagnolini dolcissimi che attendono di essere adottati; aiuole pubbliche che potrebbero essere curate; organizzazioni di volontariato a cui farebbero comodo, insomma che esistono tanti modi per rendersi utili alla collettività, e il primo in assoluto potrebbe essere quello di non candidarsi. Ginestre e giunchi lasciamoli nelle mani dei poeti che sanno come nobilitarli.

Prof. A. pellegrino

 

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