Il Criti...Catoio: Pd, primarie, giovani e dintorni …
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Il Criti...Catoio: Pd, primarie, giovani e dintorni …

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SOVERATO - Nuova uscita per le pubblicazioni del "Criti...Catoio", rubrica a cura del Prof. Antonio Pellegrino. Buon Criti...Catoio a tutti.

Pd, primarie, giovani e dintorni ...

Il prossimo 21 Settembre si svolgeranno le primarie volute dal PD, per scegliere il candidato alla carica di governatore della Calabria. In linea di principio è difficile trovare qualcuno contro le primarie; si tratta di uno strumento democratico, in grado di attivare energie spesso sopite, di coinvolgere soggetti distanti dalla militanza e dai partiti. Tuttavia, è anche vero che circola insistentemente la voce secondo la quale, le primarie di cui sopra, non si celebreranno, anche perché pochi giorni fa è stata indicata la data in cui si dovrebbe votare per eleggere il governatore, e cioè il 12 Ottobre e dunque, non è tecnicamente e logisticamente possibile celebrare le primarie. Personalmente, credo che a Roma i vertici del partito non vedessero di buon occhio le primarie in Calabria, perché forse sanno bene che non c'è – e non solo in Calabria – la cultura giusta per utilizzare al meglio tale strumento che produce spesso guerre fratricide che lasciano sul terreno molte vittime, che offre occasione propizia a chi vuole consumare vendette personali, a chi vuole regolare conti all'interno del partito. Si determinano schieramenti in cui, fra i sostenitori dei candidati, più che avversari ci si pone come nemici e non mancano gli attacchi personali, le velate minacce e le occasioni per inficiare rapporti decennali. Altro motivo per il quale, secondo me, da Roma non si volevano le primarie era il timore che potessero favorire più la conservazione che il rinnovamento, determinare l' affermazione di quella classe dirigente che da decenni guida il partito in Calabria, della quale è difficile essere fieri. Volendo utilizzare la litote, si può dire che non entusiasma; volendo evitare il ricorso alle figure retoriche, si può dire che suscita vergogna. Forse, prima di utilizzare le primarie bisognerebbe promuovere la giusta cultura, retroterra indispensabile per sfruttare al meglio uno strumento eccezionale che rappresenta l' alternativa migliore rispetto ai candidati nominati nel chiuso delle stanze dei burocrati di partito. Per quel che concerne le primarie del prossimo 21 Settembre, che probabilmente non si celebreranno, bandirle non è stato del tutto inutile perché comunque si possono trarre delle considerazione relativamente a quanto finora accaduto fra i candidati e gli schieramenti in campo in questo scorcio di "campagna elettorale": ovviamente, i soliti schieramenti che non si sono risparmiati colpi bassi; i soliti opportunisti che hanno cambiato bandiera per l'ennesima volta, i soliti accattoni che si son messi sul mercato pronti a sposare la causa del miglior offerente, ma fin qui nulla di nuovo sotto il sole pallido del Pd calabrese. Quel che mi ha colpito, questa volta, è stato il comportamento dei giovani dirigenti del partito, di quei trentenni e quarantenni che si ritrovano a ricoprire incarichi di partito o istituzionali e che sino a ieri l'altro si presentavano come gli alfieri del rinnovamento, come i paladini della rottamazione della vecchia classe dirigente e che mostravano sdegno al solo ricordo dell'esperienza del centro–sinistra alla guida della regione; ma che oggi, non in pochi, hanno deciso di sostenere il candidato proposto e supportato da molti dirigenti del partito che di quel governo regionale fallimentare, sono stati protagonisti; quei dirigenti che da decenni guidano il partito in Calabria e che si scambiano ruoli e poltrone, che portano sulle spalle responsabilità di rilievo relativamente alle criticità che segnano la regione. È anche vero che molti di questi giovani dirigenti e amministratori, sono stati osannati e valorizzati dai vecchi burocrati e funzionari di partito e non sempre per meriti o manifeste capacità; è bene precisare che tanti dei succitati giovani dirigenti sono diventati sindaci di comuni con meno di mille abitanti e circa 300 votanti; molti assessori hanno avuto il merito, nei suddetti comuni , di avere una famiglia numerosa; non mi risulta che nelle città si sia mai affermato alcun giovane ai massimi livelli! Tuttavia, non sono essi i peggiori, è facile immaginare che abbiano mutuato l'etica politica dei più grandi e che abbiano partecipato al mercato delle primarie e magari per trenta denari o per un piatto di lenticchie ...
I peggiori sono invece quei giovani dirigenti e amministratori del partito che non hanno avuto nemmeno il coraggio di schierarsi e di prendere una posizione, rimanendo nel limbo dell'ambiguità e dicendosi sostenitori ora dell'uno ora dell'altro candidato, salvo poi rinnegarli entrambi nel momento in cui i due schieramenti li rivendicavano come loro sostenitori. Uno spettacolo pietoso, una prova di viltà politica, una manifestazione di pochezza che richiama quel deficit culturale relativamente alle primarie a cui accennavo sopra; i giovani che le primarie le hanno sempre richieste e difese non sapevano che le stesse implicavano una scelta? Non sapevano e non sanno che in ogni caso si porta comunque acqua a un unico mulino cioè al partito o alla coalizione poiché il candidato che vince diviene candidato di tutti? che qualche vecchio dirigente abbia tentato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, non mi meraviglia, ma che lo abbiano fatto dei giovani dirigenti, mi intristisce. Machiavelli prediligeva la repubblica, ma riconosceva che determinati momenti storici, determinate contingenze, richiedevano il governo di un principe; personalmente, penso che la democrazia sia un valore da difendere sempre e comunque e che le primarie, che sono uno strumento democratico, debbano essere comunque difese, ma non nego che nella contingenza che stiamo vivendo, relativamente all'individuazione del candidato a governatore della Calabria, non avrei avuto difficoltà ad accettare una scelta dall'alto, imposta d'ufficio, se volte un tantino autoritaria, se fosse stata utile a imporre il rinnovamento e relegare nel dimenticatoio la vecchia classe dirigente.
Antonio Pellegrino

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