Dalla danza alle navi da crociera, Enza Procopio si racconta
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Dalla danza alle navi da crociera, Enza Procopio si racconta

Enza Procopio“Dalla danza alle navi da crociera, perché non bisogna mai smettere di sognare”. Si racconta così la soveratese Enza Procopio, maestra di danza, oggi giramondo per scelta e per passione.

Da Soverato alle navi da crociera. Come ci sei arrivata?
“Molti sanno la mia storia e sanno che non ho mai smesso di rincorrere i miei sogni. Sono nata piccola sognatrice, come ogni bambino d’altronde. Già sin da piccola sognavo un palco, un tutù e un paio di scarpette; crescendo ho alimentato sempre il mio sogno, portandolo avanti con tenacia. Ovviamente, senza l’aiuto dei miei genitori non ce l’avrei mai fatta. E' grazie a loro se ora sono qui”.

Parliamo, allora, della tua passione per la danza...
“Tante volte da bambina dicevo: voglio mollare. E altrettante piangevo perché volevo ricominciare. E sì, come se senza musica e una sbarra qualcosa mi mancasse. Per me non esisteva altro che la danza. Diversi chilometri percorsi affinché potessi trovare una scuola qualificata e alla fine ci sono riuscita, quel chilometro in più era servito a qualcosa. E poi da lì è stato tutto un percorso in salita. Teatri ne ho visti tanti, piazze, platee, gente che applaudiva, concorsi vinti, ma anche tante lacrime versate, perché danza vuol dire fatica, vuol dire sacrificio, e poi con il tempo sono stata ripagata con tante soddisfazioni! Ho conseguito diplomi, sono diventata insegnante. Ma non mi bastava. Volevo di più, volevo essere unica in ciò che facevo. Non per egocentrismo, ma perché mi piaceva trasmettere qualcosa dalla base, qualcosa che doveva essere conosciuta e che dovevo essere io colei che portava le persone ad amarla. E ce l’ho fatta. Un bel giorno conobbi una disciplina nuova nel suo genere e fui la prima in Italia a prendere la certificazione. Non fu facile, in quanto ero sempre in continuo movimento, sempre con la valigia pronta per ripartire. Formazioni, aggiornamenti su aggiornamenti... perché nessuno ti regala nulla, se non sei tu stessa a stringere i denti. E dopo anni di tutto ciò diventai responsabile, trainer ed educatrice, di questa disciplina a livello nazionale. Mi creai un team anzi diversi team di gente che credevano in me, e in tutto questo continuavo ad insegnare e a divulgare. Insomma, io ne ho fatta di strada, cadendo e rialzandomi sempre! Mi sono fatta un nome, la sensazione di essere riconosciuta per strada chi se la dimentica! Quel sogno da bambina era questo, far stare bene le persone come stavi tu da bambina quando indossavi quel tutù. Ed ora che la mia vita ha preso una bellissima piega, la gente non si è dimenticata, conoscono me come colei che è stata da portavoce di una disciplina brasiliana! E' la mia soddisfazione, sì ci sta anche in questo, quando mi dicono che la Lambaerobica sono stata io. Parlo al passato proprio perché, come dicevo prima, la mia vita ora non è più qui, ma è lì dove contiamo i giorni della settimana con i porti di ogni posto sparso nel mondo, lì dove non esiste strada ma esistono le onde, ebbene sì, forse si è capito, in mezzo al mare, non più sulla terra ferma”.

E siamo arrivati a Costa Crociere...
“Un anno fa provai un concorso perché volevo che qualcosa cambiasse nella mia vita, e fu lì che prese una piega diversa. Dopo tanti sacrifici, studio e dedizione, passai questo concorso, e fu da lì che iniziai a far parte di una grande famiglia, perché è di questo che si tratta, la famiglia Costa Crociere, una famiglia sul mare, una casa galleggiante. Ogni giorno in un posto diverso del mondo, prima Cina, Corea, Giappone, poi Croazia, Grecia, Albania e ancora Spagna, Portogallo, Francia, Marocco, Svezia, Olanda, Russia. Lingue diverse, culture diverse... un mondo diverso e per tutto ciò dico sempre grazie al passato che mi ha formata!”.

Com'è questo lavoro?
“Il dietro le quinte della nave è un Grande Fratello, un circo; le emergenze, le esercitazioni, le conoscenze che fai in sei mesi, le serate, tutto in una nave. Persone con le quali condividi per sei mesi lo stesso ponte, la stessa mensa, le stesse onde. Questa sono io, ora. Ci ho creduto fino in fondo e ora devo e posso dire grazie a chi ha creduto in me, alla mia famiglia. Spero di essere un esempio con questo mio racconto. Se hai un sogno rincorrilo, non lasciare mai a domani quello che puoi fare oggi... se sogni ad occhi aperti puoi farcela. Ci vediamo per mari!”.

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