“Il dono del male” chiude al Teatro Rendano la Trilogia Gioachimita di Adriana Toman
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“Il dono del male” chiude al Teatro Rendano la Trilogia Gioachimita di Adriana Toman

54521402 2282389545306315 6471863863590518784 nSi è chiusa domenica al Teatro Rendano di Cosenza con “Il dono del male”, uno spettacolo intenso e suggestivo, la trilogia teatrale tratta dal testo “Trilogia Gioachimita” di Adriana Toman, Rubbettino editore. Sala piena per assistere all’ultimo atto dell’opera ad un anno di distanza dalla messa in scena del primo e a poco tempo dal secondo, ambedue rappresentati, tra gli altri, anche al Teatro Comunale di Soverato. Attori straordinari e coinvolgenti per quest’interpretazione di chiusura: Marco Silani nel ruolo dell’abate Gioacchino Da Fiore, Mariana Lancellotti in quello di Giovanna D’Inghilterra, Antonio Conti per Riccardo Cuor Di Leone e Umberto Silani nei panni di Filippo Augusto Re di Francia. La regia è di Adriana Toman, aiuto regia Barbara Bruni e Antonio Giraldi, costumi di Essa Kuyateh e scenografia di Pino Procopio. La scena si è aperta a Messina, anno 1190. Riccardo I Cuor di Leone, Re d’Inghilterra e Filippo II Augusto, Re di Francia sono con i rispettivi eserciti in attesa di imbarcarsi alla volta della Terra Santa per intraprendere la Terza Crociata. Giovanna d’Inghilterra è stata da poco liberata da Tancredi, nuovo Re di Sicilia, che l’ha tenuta prigioniera alla Zisa di Palermo per circa un anno. Un crescendo di emozioni ha catturato il pubblico tenendolo col fiato sospeso tra i toni perentori e la posizione irremovibile di Riccardo Cuor Di Leone e la pacatezza ferma e autorevole dell’abate calabrese. “La vittoria ha bisogno di freddezza. È questo che rende invulnerabili” tuona Riccardo sul finale, “Abbiate occhi per vedere. La bellezza è arcana nostalgia del divino” risuona soavemente sulla bocca di Gioacchino. L’irruenza dell’uno si scontra con la mitezza dell’altro, la durezza dell’uno s’infrange sulla grandezza dell’altro. È la bellezza al centro delle parole dell’abate, quella “bellezza che detesta ferire” nell’immagine indimenticabile evocata nel primo atto dell’opera, “la bellezza che genera lo stupore” che “apre il nostro cuore all’emozione e all’entusiasmo” .La Trilogia Gioachimita è anche scontro del bene contro il male, contrapposizione tra luci e ombre, tra vita e morte e tra gli opposti sentimenti che albergano nell’animo umano. Ispirato al pensiero filosofico dell’abate Gioacchino Da Fiore, con la dichiarata volontà di divulgarlo, tanto la rappresentazione quanto il testo fanno emergere una profondità di esso che è annuncio d’immortalità. In epigrafe al “Dono del male” l’autrice cita Umberto Galimberti “Quando un pensiero è profondo e s’inabissa fino alle radici dei fenomeni che vuole spiegare, quel pensiero non muore mai e il testo che lo esprime diventa un classico”. Certamente il pensiero gioachimita è giunto fino a noi e accompagnerà l’uomo fino al finire dei suoi giorni con la sua potenza e saldezza, colta a pieno dalla fine penna e dalla sapiente regia della Toman. Un messaggio che richiede ancora di essere portato in scena su tanti altri teatri per essere pienamente apprezzato e diffuso.

Daniela Rabia

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