E li chiamano paesini... (FOTO)
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E li chiamano paesini... (FOTO)

9Sono piccole città calabresi dalla storia antica, di confini e vicoli stretti, abitate solo da qualche migliaio di persone ma cariche di una vitale creatività che non ha pari. Quando nell’apparente sonnolenza della quotidianità, scatta il pulsante dell’energia e della condivisione, allora tutto si trasforma in una specie di euforia in cui ognuno, investito della libertà di espressione, diventa attore di un grande spettacolo.

A San Vito sullo Jonio, questa molla è scattata negli anni in più occasioni, dando vita a rassegne cinematografiche, reportages, mostre d’arte, saggi di danza e l’ultima a Carnevale, una settimana fa. Questo borgo dolcemente adagiato su una fertilissima valle, nasce intorno all’XI-XII secolo ad opera dei Normanni e vive come molti altri paesi dell’entroterra calabrese tutti i passaggi storici, sociali, politici ed economici dei suoi tempi: la prosperità del mondo artigiano ed agricolo, lo splendore dell’arte e delle tradizioni.. poi la decadenza, l’emigrazione, lo spopolamento.

Oggi in tempi di mezzo, in cui il bisogno e il desiderio di essere cittadini del mondo si scontra con la voglia di vivere a più misura di uomo, nel luogo natìo e nella salubrità, San Vito comincia timidamente a conciliare queste due contraddizioni. Nell’arco di qualche anno, anche le estati sono cambiate: si popolano di giovani e non solo che arrivano da ogni parte e, invertendo le tendenze, trasformano San Vito in un luogo alternativo di turismo, socializzazione e cultura; le lunghe sere estive accarezzate dalla brezza fresca del vicino Monte Serralta, sono momenti di socialità, svago, incontri, benessere, lontani dal caldo afoso e dai soliti posti.

La presenza di associazioni e di singole persone di grande buona volontà e amore per il luogo, fanno la differenza, trasformando un probabile dormiente paese di collina, in un inaspettato centro di vivacità intellettuale e sportiva. Il mood di questo ambiente genuino, colto e intraprendente, è sereno e tutto autenticamente motivato dal personale desiderio di stare bene tra gli altri, senza vanità campanilistiche o associative che lanciano spesso attraverso il fare, il messaggio muto “noi lo facciamo meglio”, ma semplicemente per divertirsi tutti insieme. Un naturale spirito aggregativo. E’ una caratteristica che qui vive ancora e che altrove, quasi non esiste più.

Non è solo l’estate a vivacizzare il borgo; come dicevamo prima, “ultimo ma non l’ultimo” fuoco di creatività, si è acceso nei giorni di Carnevale appena scorsi.
L’idea originale diremmo quasi geniale, è scaturita dall’Associazione Pensionati “Insieme si può” presieduta da Franco Romeo e ha coinvolto una compagine vasta, tra l’Amministrazione Comunale, l’Associazione “Estate Sanvitese 2016”, le scuole, le donne e mamme cuoche e pasticciere, tutti ma proprio tutti i cittadini. Qual è stata l’idea? Lasciar perdere la faticosa e limitativa costruzione di carri semoventi per dare spazio e moto alle persone, all’allestimento nel centro storico di un diffuso mondo fantasioso e fantastico di cartapesta e materiali di riciclo fatto di animali, piante, forme, colori, rappresentanti più aspetti del nostro pianeta. In ogni angolo una sorpresa invitava come in una caccia al tesoro a trovarne di altre..

Di fianco a un’antica dimora di pietra, un pinguino stava di guardia davanti al suo igloo, sotto un albero una lunga giraffa mangiava le foglie..un maestoso leone dalla criniera ingombrante ci guardava negli occhi..per quanto finto, lo scatto a salvarsi da un suo impossibile attacco era latente dentro ognuno di noi..c’era persino una piovra in mezzo alla strada aggrappata allo scoglio, urtandola al passaggio sentivamo quasi la stretta dei suoi tentacoli.. Un universo bambino, confuso tra sogno e realtà..
Ciò che più ha reso la giornata di domenica scorsa un evento davvero speciale a San Vito sullo Jonio, è stato il coinvolgimento di tutti i cittadini a essere protagonisti, come una piccola Venezia, di uno spettacolo realizzato dalla individuale specifica creatività.

Stoffe, fantasie, maschere, costumi, idee, soprattutto idee, hanno trasformato queste persone in personaggi, maschere dall’identità unica e irripetibile perché realizzata con propri materiali e fantasia, in tutti i casi delle opere d’arte di sartoria, makeup, accessori e interpretazioni di sé stessi in altre vesti. Le strade si sono riempite sempre di più in quel pomeriggio fino a saturarle.. nessuno, è rimasto in casa e nei suoi panni.. Non sapevamo più dove guardare.!

E’ proprio vero che a volte basta poco, basta niente per fare cose grandi e belle, per condividere progetti senza pretese e dai risultati eccellenti, soprattutto per rendere tutti protagonisti indispensabili di un pensiero di collettività e appartenenza. Come immaginiamo, non è finita qui..

Vittoria Camobreco

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