Montepaone, alla scoperta della maschera Calabrese “Giangurgolo“
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Montepaone, alla scoperta della maschera Calabrese “Giangurgolo“

giandurgoloL’Associazione Culturale Teatrale “Il Piccolo Teatro D’Arte “in coerenza con il programma corredato alla L.R. 13/85 art. 65 realizza un momento di approfondimento sui significati culturali e simbolici, proponendo un evento con la rappresentazione Teatrale. Alla scoperta della maschera Calabrese “ GIANGURGOLO “. In un mondo dominato dalla TV e dalla civiltà dell’immagine, dall’invasione del dito veloce sul Tel. quando si parla di “maschere” si pensa al Carnevale o qualche volta ai burattini. Ma nella metà del Cinquecento in poi e, soprattutto nel seicento, le maschere dominavano i palcoscenici dei teatri delle più importanti città italiane. Era l’epoca della “Commedia dell’Arte” uno dei momenti più alti della storia del teatro, che con le sue tipizzazioni si poneva al centro della vita sociale e culturale. Giangurgolo è una maschera calabrese della Commedia dell’Art. secondo alcuni studiosi il suo nome deriverebbe da Gianni Boccalarga o Gianni Golapiena, persona di molte chiacchiere, di grande ingordigia di fame. Gianni l’ingorgo. L’origine di questa maschera è incerta, ma le fonti letterarie sulle rappresentazioni dicono che essa sarebbe nata a Napoli. Risale al 1618 la notizia di un attore, Natale Consalvo, che a Napoli, lavorava nelle vesti di Capitan Giangurgolo. Ogni regione italiana ha le sue maschere e i suoi tradizionali festeggiamenti di Carnevale. Anche la Calabria ha la sua maschera, Giangurgolo che si rifà alla commedia dell’arte. Giangurgolo, ha l’aspetto di un signorotto ricco, spaccone e spavaldo come colui che esige rispetto senza darne in cambio dalle persone più umili. È sempre affamato e avido di cibo disposto a tutto pur di arraffare qualcosa con cui saziarsi, anche a costo di rubare. Nell’approccio con le donne riesce a mettere da parte i suoi lati grotteschi facendo sfoggio di una erudizione barocca, artificiosa, finendo però sempre deriso e sbeffeggiato soprattutto a causa del suo aspetto fisico. Convenzionalmente, porta sul volto una maschera rossa arricchita da un naso di cartone, sul capo un cappello a forma di cono, indossa un colletto alla spagnola arricciato, un corpetto a righe rosse e gialle, calzoni sempre rossi e gialli fin sotto il ginocchio, calze bianche ed un cinturone al quale è appesa una lunga spada che usa reiteratamente con chi è più debole ma che resta puntualmente penzoloni di fronte a chi potrebbe suonargliele. L’origine di questa maschera è incerta, alcune fonti letterarie dicono che essa sarebbe nata a Napoli e successivamente fu importata a Reggio e in Calabria per mettere in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani “spagnoleggianti”, bravi soltanto con le chiacchiere, boriosi dediti alla gola, arroganti, millantatori e codardi, infatti intorno alla metà del XVII secolo, quando la Sicilia passò ai Savoia, vi fu una massiccia migrazione di nobili spagnoli siciliani verso la città di Reggio e la maschera sarebbe stata dunque adattata a questi nobili decaduti diventando tradizionale della regione. Secondo un’altra ipotesi la maschera sarebbe nata ad immagine e somiglianza di una persona realmente esistita a Catanzaro.

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