Le vette di Luigi Bevacqua in mountain bike: la Calabria e l’Himalaya
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Le vette di Luigi Bevacqua in mountain bike: la Calabria e l’Himalaya

IMG 20170721 WA0017Luigi Bevacqua, classe ‘62, o come lui ama definire classe di ferro, ha una passione trasformatasi in attività agonistica: la maraton in mountain bike.
Si tratta di una competizione ciclistica fuori strada. Luigi Bevacqua ha partecipato nella sua lunga carriera a cinque competizioni internazionali sulla catena dell’Himalaya riportando ottimi risultati. Per tre volte campione del mondo tra il 2006 e il 2011 e le altre due, rispettivamente nel 2015 terzo di categoria over 40 e quarto assoluto, e nel 2017, da pochissimo, primo della categoria over 40 e quinto assoluto.
Cosa significa per te coniugare sport e natura nei suoi allenamenti che si svolgono prevalentemente nel territorio della Sila?
Luigi Bevacqua: Per me il piacere di vivere è praticare lo sport in armonia con la natura e se stessi.
La Sila rappresenta per me a livello atletico un luogo ove riesco ad ottenere i migliori risultati in termini di allenamento e in cui la mia forma fisica raggiunge i livelli più alti.
Non a caso un laboratorio modenese ha individuato quella della Sila come l’aria più salùbre. Quanto è giovevole respirare quest’aria?
L.B.: L’aria di cui parli è stata considerata a fronte di un censimento la migliore aria con un tasso di ossigenazione pari al 90%. Per me più specificamente respirare l’aria della mia terra è un doppio motivo di ossigenazione. Ad ossigenarmi è anche la bellezza dei paesaggi mozzafiato.
L’Himalayan highets mtb race, terza edizione, alla quale ltu ha partecipato è terminata da poco. Ci spieghi di cosa si tratta esattamente?
L. B.: Si tratta di una competizione internazionale svoltasi sulla catena dell’Himalaya sui passi carrozzabili più alti al mondo che prevedono da 5000 a 5600 metri raggiunti gradualmente.
Oltre alle grandi soddisfazioni di tenere alto il proprio nome e quello della propria terra c’è un’indubitabile ricaduta sul piano della salute e del benessere. Consiglieresti ai giovanissimi di approcciarsi allo sport e a questa disciplina?
L. B.: assolutamente si. Io credo che quest’attività unisce il corpo allo spirito consentendo alla persona di raggiungere uno stato di salute ottimale. Per i giovani è fondamentale incrociare nel loro percorso personale lo sport, che sia questa o un’altra disciplina. Certamente, data la mia passione, io consiglierei di praticare proprio quest’attività perché mi ha dato diversi stimoli. Uno fra tutti la tenacia e la volontà per raggiungere i traguardi. Vorrei anche ricordare che non c’è percorso senza sacrificio ma che ogni meta ripaga di ogni sforzo.
Direttore sportivo e maestro di mountain bike. Tu ha trasformato una vocazione in un’attività collaterale. Ci parlidi questo?
L.B.: Tra le esperienze più belle voglio citare il mio contributo presso il parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro. Lì dal 2007 al 2012 ho insegnato ai giovani e meno giovani la disciplina della mountain bike. Anche quella è stata un’occasione per godere dello spettacolo della natura, in quello che è il polmone verde della città di Catanzaro. Come sempre ho coniugato la pratica sportiva con una grande ricerca intimistica e spirituale. Anzi io penso che lo sport, a tutti i livelli, sia un modo per avvicinarsi alla propria anima. Per concludere io incontro l’assoluto e il Divino sulla cima delle montagne e nei colori del verde.

Daniela Rabia

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