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Altra sconfitta interna per il Club Quadrifoglio, soveratesi battuti dal Reggio FC

Club Quadrifoglio logo SOVERATO - Nuova battuta d'arresto interna per il Club Quadrifoglio Soverato che cade al "Pala Scoppa" sotto i colpi del Reggio Futsal Club. Così la gara valida per la dodicesima giornata del girone B di C2 finisce 4-5 in favore dei reggini che così agguantano proprio i soveratesi al terzo posto in classifica, rendendo ancora più appassionante il duello per i primi posti. Gara in salita e mal approcciata dai ragazzi di mister Vitale, in svantaggio al 12' per la rete siglata da Rappocciolo. Il pari del Quadrifoglio arriva però al 23' grazie a Chiaravalloti, gli ospiti però non demordono e si rifanno sotto con Cogliandro e Deni che segna allo scadere. Sinopoli fa in tempo a riaprire i giochi con il 2-3 un attimo prima del duplice fischio. Il match resta equilibrato anche nella ripresa, ma sempre nel segno del quintetto di Reggio Calabria; la doppietta di Rappocciolo sembra mettere la parola fine al match, l'autorete nel mezzo di Chiaia ed il gol di Girillo al 52' servono soltanto ad illudere i padroni di casa che adesso attendono il derby di sabato prossimo contro i concittadini del Blingink per tornare in corsa.

Francesco Gioffrè

Fondazione "Città Solidale Onlus": convegno sull'esperienza del Centro Cassiodoro nelle malattie neurodegenerative

centro cassiodoro malattie neuroIn una società che tende sempre di più all’invecchiamento bisognerebbe mettere in campo azioni sinergiche per garantire una dimensione inclusiva a quanti sono segnati da patologie neurodegenerative, ma anche ai loro familiari. E’ uno degli elementi emersi durante il convegno sul tema “L’esperienza del Centro Cassiodoro. La rete dei servizi per le malattie neurodegenerative nel territorio di Catanzaro e provincia”, tenutosi alla Cittadella regionale, a Catanzaro. Organizzato da Fondazione Città Solidale Onlus, l’evento ha avuto al centro del dibattito le varie problematiche che affliggono i pazienti affetti da queste patologie ed anche le famiglie che devono affrontare, con molti sacrifici, la situazione. Ha moderato l’incontro Lazzaro Bonaventura, direttore sanitario del centro clinico San Vitaliano, che ha mostrato un video esplicativo delle varie attività che vengono portate avanti al Centro diurno “Cassiodoro”, autorizzato al funzionamento dalla Regione Calabria e che accoglie persone affette da patologie neurodegenerative, offrendo anche un servizio di assistenza domiciliare. Proprio da questo video del centro, gestito dalla Fondazione Città Solidale, è emerso come questa particolare categoria di pazienti deve essere seguita da un’équipe multidisciplinare formata e specializzata per portare avanti ogni intervento. Tra questi operatori, Simona Guerrieri ha voluto portare la sua testimonianza. Padre Piero Puglisi, presidente di Fondazione Città Solidale, ha voluto portare nel suo intervento la testimonianza diretta di cosa sia essere figlio di un malato di Alzheimer. «La sensibilità e l’impegno della Fondazione verso queste tematiche – ha detto - nasce anche dal mio vissuto, con mia madre ammalata di Alzheimer, una patologia che ha un impatto fortissimo nelle famiglie coinvolte che si ritrovano a dover affrontare, a volte sole, un vero dramma quotidiano. Il centro Cassiodoro vuole essere il primo passo: realizzeremo anche altri progetti attualmente in cantiere». Maria Grazia Muri, rappresentante dell’Ordine degli assistenti sociali, ha rimarcato come il ruolo dell’assistente sociale sia fondamentale all’interno di un équipe, non solo dal punto di vista professionale, ma anche per quanto concerne l’amore e la passione che devono essere messi in atto. Ad entrare nel vivo della discussione dal punto di vista medico gli interventi di Maurizio Morelli, neurologo e ricercatore dell’Umg di Catanzaro, e Giovanni Ruotolo, direttore di geriatria nell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio. Entrambi hanno fatto emergere come ancora la strada per curare alcune patologie sia lontana dall’essere percorsa, anche se nel corso degli anni, anche grazie alla tecnologia, alla ricerca e alla medicina, molti sono stati i passi in avanti. Elena Sodano, presidente dell’associazione Ra.Gi. onlus, ha presentato il suo lavoro, ormai decennale, con un approccio diverso da quello medico e che vede nel linguaggio del corpo il suo fulcro centrale. Sodano, in particolare, ha messo in evidenza come ci sia la necessità sul territorio catanzarese di aprire nuovi centri che abbiano un’altissima qualifica professionale dal punto di vista dell’équipe e che possano aiutare sistematicamente le famiglie, anche attraverso processi di inclusione sociale dei pazienti. Carmela Pisano, assistente sociale del centro S. Andrea, ha messo in evidenza l’importanza delle cure palliative, a volte unico faro che può guidare nel mare in tempesta in cui si trovano i pazienti. L’assessore regionale al Lavoro Angela Robbe ha poi sottolineato come bisogna lavorare a pieno ritmo per portare a termine la riforma del welfare in Calabria, e che per fare ciò bisogna puntare al bene comune, soprattutto al bene degli utenti, attraverso un lavoro sinergico con tutte le forze qualificate a farlo e che sono presenti sul territorio. A chiudere il convegno la testimonianza di Teresa Doria, figlia di un paziente affetto da Alzheimer seguito dal centro diurno Cassiodoro, la quale ha rivolto il suo grazie agli operatori, ribadendo, però, che bisognerebbe avere maggiore aiuto dalle istituzioni, perché le famiglie non si sentano sole nell’affrontare queste difficili situazioni.

Carmela Commodaro

Centro "Attivamente Coinvolte": tavola rotonda sulla comunicazione contro la violenza

attivamente coinvolteIl centro antiviolenza “Attivamente Coinvolte” si fa promotore dell’adozione di un documento, anche in Calabria, per avviare una campagna di sensibilizzazione che consiste in un decalogo di priorità da seguire nel lavoro giornalistico “per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali, giuridiche”; ciò al fine di contrastare la violenza sulle donne, così come chiede la Convenzione di Istanbul. La proposta, avanzata da Stefania Figliuzzi in qualità di responsabile del centro antiviolenza “Attivamente coinvolte”, nasce da una presa di coscienza importante: dopo anni spesi a battersi su questi temi del contrasto della violenza e nei corsi di formazione (incontrando spesso molte ostilità), grazie soprattutto all’instancabile lavoro delle colleghe dei centri di D.i.Re, finalmente occorre l’apporto fondamentale del linguaggio e della comunicazione nella lotta contro la violenza di genere. La parità, per essere effettiva necessita di un passaggio culturale. Per chi si occupa di questioni di genere non è certo una novità, ma lo è che se ne parli in un documento che richiede ufficialmente un coinvolgimento dell’Ordine dei giornalisti e dei professionisti e delle professioniste dell’informazione sul piano deontologico. Tale proposta potrebbe rappresentare un punto fermo da cui non si possa più tornare indietro, una presa di responsabilità per rimettere in discussione pratiche e modelli del giornalismo che continuano ad alimentare disparità e, in alcuni casi, la cultura della violenza che è alla base di ogni violenza di genere. Se ne è parlato durante la tavola rotonda odierna, svoltasi a Catanzaro, su “La comunicazione come forma di contrasto della violenza”. Diversi i giornalisti e le giornalisti presenti che sono intervenuti sull’argomento, oltre al presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, dello scrittore Luca Martini e della stessa avvocato Figliuzzi. Il dibattito ha rappresentato un momento per confrontarsi e condividere esperienze, con le professionalità esistenti sul territorio nell’ambito della comunicazione, portando ad una maggiore conoscenza dei diritti delle donne e minori vittime di violenza. E’ stato presentato il libro “Le parole Giuste. Come la comunicazione può contrastare la violenza maschile contro le donne”, edito da PresentARTsì e scritto da Luca Martini e Nadia Somma. Un testo innovativo ed interessante pensato e scritto in forma di dialogo che vuole sottolineare a chi fa comunicazione e informazione nei social e nei media che “chi parla bene ha pensato anche bene”. Naturalmente grande attenzione è stata rivolta al “Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’informazione contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini” firmato a Venezia il 25 novembre 2017, il cui obiettivo principale è di contribuire affinché la parità sia effettiva e non rimanga sulla carta. E’ stato, infine, posto l’accento su diversi punti, come: la Convenzione internazionale della CEDAW (Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne); la Convenzione di Istanbul: artt. 13 e 17 e la funzione strategica delle azioni di sensibilizzazione delle opinioni pubbliche, con una particolare attenzione: al ruolo dei mass media ed al settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione; il ruolo della stampa e dei mezzi di comunicazione di massa ed il dovere di trattare la violenza usando un linguaggio adeguato: la formazione professionale in un’ottica di genere; l’uso delle immagini che i mass media propongono: la TV di intrattenimento ieri e di oggi, gli spot e i cartelloni pubblicitari, i siti internet e l’informazione. Le attuali strategie di comunicazione dei mass media, in particolare della TV Pubblica e la programmazione recente; il cambiamento culturale della società attraverso la formazione che e passa anche attraverso una corretta stesura dei libri di testo al fine di evitare pregiudizi di genere; l’etica della nostra società e l’attuale sistema radio televisivo: comunicazione, etica, genere e innovazione; l’uso dei codici verbali adeguati per educare al rispetto delle persone, anche al fine di promuovere una corretta cultura della relazione uomo-donna in ogni età e nella prospettiva di rafforzare il messaggio che una società libera dalla violenza e dagli stereotipi di genere è una società migliore. Il centro antiviolenza “Attivamente Coinvolte”, con esperienza decennale nel settore, vuole contribuire a formare ed informare perché quando si parla di violenza sulle donne nulla è scontato.

Carmela Commodaro

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