Codici Ateco partita IVA: cosa sono e a cosa servono?

Codici Ateco partita IVA: cosa sono e a cosa servono?

Chiunque si appresti ad aprire la partita IVA come libero professionista, si troverà subito di fronte alla richiesta del codice Ateco. Indispensabile per stabilire il proprio profilo fiscale, vi accompagnerà per tutta la vostra attività in proprio. Per ulteriori informazioni sull’apertura della partita iva potete consultare questa pagina cliccando qui. Vediamo nel dettaglio a cosa servono i codici Ateco per partita IVA.

Quando sono stati introdotti i codici Ateco?

L’Istat ha adottato l’attuale classificazione delle attività economiche Ateco, su modello di quella creata a livello europeo (la NACE, nomenclatura delle attività economiche), a partire dal 1° gennaio 2008. La prima versione, poi aggiornata, risale al 1991.

Acronimo di Attività Economiche, si tratta di un codice identificativo alfanumerico fornito dalla Camera di Commercio contestualmente all’apertura di una nuova attività. È composto da una lettera che identifica il macrosettore economico e da numeri, compresi tra 2 e 6, che rappresentano divisioni, gruppi, classi, categorie e sottocategorie del macrosettore in oggetto.

Ecco un esempio di codici Ateco per partita IVA, ideali per chi svolge il lavoro di consulente informatico o di programmatore:

62 PRODUZIONE DI SOFTWARE, CONSULENZA INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE
62.01.00 Produzione di software non connesso all’edizione
62.02.00 Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica
62.03.00 Gestione di strutture e apparecchiature informatiche hardware – housing (esclusa la riparazione)
62.09.01 Configurazione di personal computer
62.09.09 Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica nca

A cosa servono i codici Ateco per la partita IVA?

Di fatto, i codici Ateco sono necessari per classificare le attività a livello contributivo, e quindi alle rilevazioni statistiche nazionali di carattere economico. Ecco a chi servono:

  • Imprese;
  • Liberi professionisti con partita IVA;
  • Associazioni e fondazioni.

Se state pensando di aprire una nuova attività, dovrete quindi scegliere il codice Ateco di riferimento, individuandolo nella tabella ufficiale. Sarà il vostro commercialista di fiducia a indicarvi quello giusto per voi.

Nel caso in cui sia difficile sceglierne uno solo, perché sono diverse le attività svolte, deve essere scelto un codice Ateco primario, riconducibile all’attività primaria, e un codice Ateco secondario. Nulla vi vieta, infatti, di averne più di uno, visto che le professioni di oggi sono sempre più sfaccettate e poliedriche.

I codici servono per molti scopi, tra cui la partecipazione a bandi pubblici e per lavorare con le pubbliche amministrazioni. Un altro scopo dei codici Ateco riguarda la sicurezza del lavoro, dato che permettono di capire se la propria attività ha un rischio basso, medio o alto.

Codici Ateco e partita IVA: per il regime forfettario

Chi decide di aprire la partita IVA con regime forfettario, beneficia di un’imposta unica pari al 15%, super concorrenziale rispetto alla normale partita IVA. Diversamente dal regime classico, però, non si possono scaricare tutte le spese della propria attività, ma una percentuale fissa.

Per calcolare l’imponibile per la tassazione, al netto di questo forfait stabilito per legge, serve il coefficiente di redditività forfettario per la propria attività. Tale percentuale è abbinata proprio al codice Ateco scelto: una volta detratta dal fatturato lordo, si può procedere con il calcolo delle tasse da pagare.

In pratica, questo “forfait” viene calcolato sulla base delle spese che si pensa possano essere attribuite a quella specifica attività. Questo elimina il conteggio analitico delle spese professionali, che resta però nel regime ordinario.

Cosa fare se si vuole cambiare attività

Capita, durante la propria vita professionale, di trovarsi a cambiare attività. Per questo, se avete aperto la partita IVA con un determinato codice Ateco, c’è la possibilità di cambiarlo. Basta comunicare la modifica all’Agenzia delle Entrate e alla Camera di commercio.

La procedura può essere fatta in una sola operazione dal commercialista tramite ComUnica, lo strumento che permette di fare online le comunicazioni all’Agenzia e alla Camera di Commercio.

La variazione del codice Ateco deve però avvenire entro 30 giorni dal cambio di attività. Nel caso non si riesca a farlo nei tempi stabiliti, è consentito modificare il codice con la dichiarazione annuale del modello Unico.

Ho dimenticato il mio codice Ateco: dove posso trovarlo?

Per trovare il codice Ateco della propria attività economica, è possibile consultare il certificato di attribuzione del proprio numero di Partita IVA, la visura camerale oppure utilizzare lo strumento di ricerca Ateco presente sul sito dell’ISTAT.

Per scegliere il codice Ateco della partita IVA e per provvedere a tutte le altre fasi dell’apertura e della gestione, consigliamo sempre di scegliere un commercialista fidato. Fondamentale per la gestione della partita IVA, diventerà il punto di riferimento per svolgere tutti gli adempimenti e restare sempre aggiornati con le ultime novità in tema fiscale e contabile. Per i liberi professionisti, in particolare, le novità sono all’ordine del giorno: meglio optare per un esperto fiscale specializzato in partite IVA. Prima di scegliere, valutate sempre diversi preventivi e confrontate i costi: meglio una tariffa fissa mensile, tutto incluso, che vi permette di pianificare meglio la vostra professione e le scadenze annuali.

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